11 ottobre 2022

Alla gente di Somana disse: “Vi ho voluto bene e provo un amore profondo per la vostra chiesa”



(C.Bott.) “La storia di questa comunità l’hai voluta fissare, con i tuoi preziosi richiami, nelle nostri menti e nel nostro cuore. I tuoi editoriali, appuntamenti ricchi di stimoli, di richiami, di inviti, da padre a pastore. Non ti sei mai risparmiato nel metterti in discussione, primo tra i primi sulla scia della Parola, tua guida e tuo costante riferimento”.

E ancora: “In questi giorni la comunità vuole dirti il suo grazie, che va ben oltre i confini della nostra parrocchia perché tante sono le persone che ti hanno conosciuto e che hanno percorso con te un tratto del loro cammino di fede e hanno trovato in te un prezioso riferimento”.
Era il 2015. Erano i giorni del congedo di Somana da don Massimo Rossi, parroco della frazione mandellese dal 2002, dal 10 ottobre appunto del 2015 nuova guida spirituale della comunità parrocchiale di Moltrasio. E i pensieri sopra riportati, tratti dal numero “speciale” del Sumanell, il periodico della parrocchia di Sant’Abbondio, racchiudevano il “grazie” di una intera comunità al parroco che si apprestava a intraprendere il suo nuovo cammino.
Era stato proprio don Massimo, nel suo ultimo editoriale, a ripercorrere idealmente i tredici anni trascorsi a Somana, alla guida di quella Chiesa che, come scriveva il sacerdote, “il Signore ha voluto che fosse la porta attraverso la quale la mia mamma e il mio papà potessero incontrarlo”.



 
“Quelli trascorsi con voi sono stati anni per me ricchissimi come uomo e come sacerdote - affermava don Massimo - e con l’aiuto del Signore mi sono educato a volervi bene, visto che il voler bene non è una cosa immediata e scontata. Sono stati necessari il tempo che inesorabilmente trascorre, il condividere con voi l’esistenza quotidiana, i momenti belli e quelli dolorosi, perché l’amore nei vostri confronti nascesse e si fortificasse”.
Il parroco spiegava quindi di avere amato “di un amore profondo la nostra, tra poco solo vostra, piccola chiesa”. “L’ho ritenuta fin dal primo giorno - scriveva - l’esaudimento all’unico desiderio che, appena nominato parroco di Somana, avevo espresso al Signore: poter avere la chiesa direttamente collegata alla casa parrocchiale, così da poterlo sentire e trovare vicino in ogni momento del giorno e della notte”.



 
Il Sumanell riportava nelle pagine successive una serie di significative testimonianze sulla figura e l’operato di don Massimo nei suoi 13 anni trascorsi a Somana. Semplice e particolarmente affettuosa quella del “gruppo della raviolata”. “Il tuo ricordo e quello dei tuoi cari genitori Chicca e Mario - vi si leggeva - e i tuoi insegnamenti sono il lascito più prezioso che custodiamo con cura per gli anni a venire. E in qualsiasi momento dell’anno ti verrà voglia di un buon piatto di ravioli, o semplicemente di ritrovare il calore e l’affetto della nostra parrocchia, ti aspettiamo a braccia aperte”.

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