sabato 25 maggio 2019

Don Vittorio lascia Abbadia Lariana, nuovo parroco sarà don Fabio Molteni


Don Vittorio Bianchi

(C.Bott.) Don Vittorio Bianchi lascerà a fine agosto Abbadia Lariana. Alla guida della comunità pastorale che comprende, oltre alla parrocchia di San Lorenzo, anche quella di Sant’Antonio a Crebbio gli succederà don Fabio Molteni, 53 anni, nativo di Lomazzo, attuale prevosto di Tavernola.
Don Vittorio svolgerà, a partire da settembre, l’incarico di collaboratore nel vicariato di Bellagio e risiederà in frazione Visgnola.
L’annuncio ufficiale verrà dato in occasione delle messe festive di domani, domenica 26 maggio, in simultanea nelle parrocchie delle due comunità pastorali.
81 anni il prossimo 30 ottobre, don Vittorio è parroco di Abbadia Lariana dal 2010, dopo aver guidato la comunità di Cermenate.
Origini mandellesi, don Vittorio è prete da 55 anni. Nel maggio 2014, in occasione del suo giubileo sacerdotale celebrato nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore a Mandello, aveva detto: “Essere prete è un dono straordinario, vorrei dire quasi inimmaginabile. Ma questo dono ha anche il supporto della comunità in cui si è cresciuti”.
“Se io sono diventato prete - aveva aggiunto - lo devo alla mia famiglia e in particolare a mia mamma Teresa, che sapeva richiamarmi alle mie responsabilità. Facevo il chierichetto e quante volte lei mi ha tirato giù dal letto perché non mancassi alla messa delle 6. Il paese, poi, mi ha fatto sentire orgoglioso di essere mandellese”.
Don Vittorio in quella stessa celebrazione aveva anche ricordato gli anni giovanili vissuti al “casone”. “Là dentro abitavano ben 32 famiglie - aveva spiegato - e andare d’accordo non era sempre facile, tuttavia eravamo uniti”.
Subito dopo il sacerdote aveva sottolineato l’importanza dell’appartenenza alla parrocchia. “Noi amavamo i nostri preti - aveva detto - e l’oratorio finiva col diventare la nostra casa. Ecco perché dico che il dono del sacerdozio nasce tra quei valori, che sono il frutto di tutti noi. Ricostruiamo allora quel retroterra culturale dentro il quale far crescere la nostra Chiesa, perché il Signore chiama ancora ma forse, rispetto al passato, oggi mancano la dimensione semplice e la gioia dello stare insieme”.

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