giovedì 29 agosto 2019

Il sindaco Stefanoni: “Caro Clooney Lierna ti aspetta, anche solo per un risotto al pesce persico”

Il primo cittadino replica “con affetto” al collega di Laglio che invitava l’attore a non lasciare la sponda comasca del Lario
Silvano Stefanoni, da pochi mesi sindaco di Lierna.

(C.Bott.) “Caro sindaco Pozzi, grazie per il tuo pensiero per la nostra bella Lierna e per il nostro ramo del lago di Como. Devo però correggerti, sempre con affetto. Il ramo “giusto” è il nostro e non lo dico io ma proprio Alessandro Manzoni nei suoi Promessi sposi. Qui c’è l’addio ai monti sorgenti dall’acque e noi daremmo volentieri il benvenuto a mister George Clooney”.
Inizia così la “replica” di Silvano Stefanoni, da pochi mesi sindaco di Lierna, a Roberto Pozzi, primo cittadino di Laglio, il comune dove sorge Villa Oleandra, di proprietà dell’attore, regista e sceneggiatore statunitense.
In un post sulla sua pagina Facebook Pozzi, in tono per sua stessa ammissione scherzoso ma fermo, aveva invitato Clooney a non lasciare la sponda comasca del Lario per approdare su quella lecchese e “comprar casa” a Lierna.
“George no! Quel ramo no… - scriveva tra l’altro Pozzi - Come si sa il Manzoni ambientava i suoi Promessi sposi in quel ramo che volge a mezzogiorno. L’avesse ambientato nel ramo “giusto”, “così bello quando è bello” sarebbe probabilmente suonato: Sempre bello, anche quando è brutto”.
“Si scherza, fratelli lecchesi, si fa per scherzare - aggiungeva il sindaco di Laglio - ma la notizia che il “nostro” Clooney sia interessato a spostare la residenza in qualche magione liernese ci fa trasecolare. Orbene, dobbiamo metterlo in guardia dal commettere irreparabili errori. Con tutta l’amicizia e l’amore per le adiacenti acque lariane”.
Immediata, come detto, la controffensiva di Stefanoni. “Caro George - afferma il sindaco - Lierna ti aspetta, anche soltanto per un risotto al pesce persico”.
Ma in chiusura i toni si fanno ancora più concilianti: “Evviva il nostro lago in tutti i suoi rami!”. Fatto salvo un tocco finale di inevitabile campanilismo: “Evviva la nostra bella Lierna”.

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