domenica 25 agosto 2019

Somana onora il vescovo Clemente Gaddi: “Sapeva entrare nel cuore della gente”

Don Andrea Paiocchi: “Ho ammirato la forza della sua missione pastorale e la sua voce autorevole”. Il ricordo nel giorno della celebrazione del patrono sant’Abbondio
Don Andrea Paiocchi questa mattina nella chiesa di Sant'Abbondio a Somana.
di Claudio Bottagisi

La prima invocazione al santo patrono nel canto introduttivo eseguito dalla schola cantorum: "Abbondio nostro protettor, patrono gloriosissimo, a te cantiamo unanimi, te invochiamo supplici. O vescovo fervente a tutti fedelissimo, col tuo esempio infondi in noi fedeltà e amore”. Subito dopo, all’inizio della messa solenne, il  primo auspicio di don Andrea Paiocchi, classe 1940, origini bergamasche, ordinato sacerdote 55 anni fa da monsignor Clemente Gaddi: “Il Signore ci doni un po’ dello zelo del vescovo Abbondio”.
Somana oggi è in festa per il patrono e per la frazione mandellese l’occasione è propizia per ricordare e onorare anche la figura del “suo” vescovo. “Un vescovo importante - sottolinea don Andrea all’omelìa - e un grande predicatore, capace di entrare nel cuore della gente con il suo linguaggio semplice e proprio per questo comprensibile da tutti”. “Di lui - aggiunge - ho ammirato la sua voce autorevole, capace di farsi valere, e la forza della sua missione pastorale”.
“Monsignor Gaddi - ricorda sempre don Andrea - mi ha ordinato dapprima diacono il 23 novembre 1963 e poi sacerdote nel maggio dell’anno successivo. Io e i miei colleghi di seminario siamo stati la prima classe di preti ordinati dal vescovo Clemente appunto nel ‘64”.
Ricorda, don Andrea, altre caratteristiche salienti della spiccata personalità di monsignor Gaddi. “Il suo - dice - è stato un episcopato intenso. Subito dopo essere stato chiamato a guidare la diocesi di Bergamo si è trovato ad affrontare il nodo del nuovo seminario, opera per la quale già il suo predecessore aveva dovuto superare  non poche difficoltà. Quella, poi, era l’epoca del post-Concilio e lui seppe affrontarla con determinazione e al tempo stesso con dolcezza e serenità”.
Somana non si è in effetti mai dimenticata di monsignor Clemente Gaddi. Se n’è accorto lo stesso don Andrea, che all’inizio del rito religioso aveva detto: “La vostra è una comunità viva. Lo dimostrano i cantori e lo conferma il piccolo “esercito” di chierichetti oggi con me qui all’altare. “Non a caso - aveva aggiunto - il Signore fa conoscere ai più piccoli le cose più grandi”.
Monsignor Tarcisio Ferrari, dal '64 al '77 al fianco di monsignor Clemente Gaddi.
Poi, all’omelìa, alcuni riferimenti alla figura di Abbondio, “vescovo di Como nato a Tessalonica in Grecia, l’attuale Salonicco, che al secondo Concilio di Efeso, indetto per l’esigenza di recuperare la centralità di Cristo nella Chiesa, fu incaricato di portare pace e verità”.
La verità, appunto. “A volte è scomoda - aveva rimarcato il sacerdote, che all’altare era affiancato da monsignor Tarcisio Ferrari, segretario di monsignor Gaddi dal ‘64 al ’77, e da don Giuliano Zanotta, parroco della comunità pastorale di Mandello - e oggi più che mai è facile diffondere fake news, ossia notizie con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, e così anche Papa Francesco non ha vita facile perché non è benvoluto da tutti”.
Quindi un riferimento alle letture della domenica, laddove si affermava: “Voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro ma con lo spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra ma su tavole di cuori umani”. “Ecco - aveva concluso il sacerdote - i nostri cuori oggi hanno bisogno di trovare chi scrive con le sue parole e con la sua vita”.

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