martedì 5 marzo 2019

Croci al merito di guerra al mandellese Michele Zucchi, scampato all’eccidio di Cefalonia


Ad attribuirgliele è stata l’Associazione nazionale Divisione “Acqui”. Ieri la cerimonia di consegna in sala consiliare
di Claudio Bottagisi
Classe 1923, è scampato nell’autunno del ‘43 all’eccidio della Divisione “Acqui” a Cefalonia. Lui è Michele Zucchi, mandellese. E a lui l’Associazione nazionale Divisione “Acqui”, che riunisce superstiti, reduci e famiglie dei caduti di quella stessa Divisione, ha consegnato due croci al merito di guerra.

La cerimonia si è svolta lunedì 4 marzo in sala consiliare a Mandello alla presenza del vicepresidente della sezione di Milano, Monza e provincia dell’associazione, professor Francesco Mandarano.
E’ toccato proprio a lui, presentato dal sindaco Riccardo Fasoli, spiegare le motivazioni che hanno portato all’attribuzione a Zucchi delle due croci, concesse dopo che il ministero della Difesa, come vuole la prassi, ne ha accertato il diritto tramite il foglio matricolare.
Due croci, si è detto: una per la campagna 1940-43, l’altra per quella che va dal ’43 al ‘45. Due riconoscimenti giunti a distanza di oltre 70 anni dagli eventi che ebbero per protagonista proprio l’artigliere mandellese, al quale il pubblico che ha assistito alla cerimonia ha tributato una standing ovation nel momento in cui il sindaco lo ha chiamato al tavolo, invitandolo a sedere sulla sua poltrona.
“Cosa devo dire? Sono contento, anche perché a 96 anni (li compirà il 12 marzo, dunque esattamente tra una settimana, ndr) sono ancora qui in mezzo a tutti voi a ricevere questo riconoscimento”.
“Alcuni particolari delle vicende vissute da Michele - ha detto Francesco Mandarano - sono stati una rivelazione anche per noi, a cominciare da quelli riferiti alla nave affondata il 13 ottobre 1943 e soprattutto a chi lo aveva salvato”.
“Non esiste del resto alcun elenco di chi si era imbarcato con Zucchi su quella stessa nave - ha aggiunto il vicepresidente dell’Associazione Divisione “Acqui” - perciò il suo aiuto è stato preziosissimo per la ricerca storica e ancora più significativa è la sua testimonianza da affidare alle nuove generazioni”.
Michele Zucchi in sala consiliare. Al suo fianco la nipote Amanda.
“Dovete essere orgogliosi di questo vostro concittadino”, ha affermato sempre Mandarano rivolgendosi ai presenti e idealmente a tutti i mandellesi, prima di annunciare che per Michele Zucchi è stata richiesta anche la medaglia d’onore del presidente della Repubblica, che potrebbe essergli attribuita entro la prossima estate.
Michele Zucchi è nato a Luzzeno di Mandello il 12 marzo 1923 da Ambrogina e Gerolamo Zucchi. La sua era una famiglia contadina, lui il maggiore di sei figli, rimasto orfano di madre all’età di 15 anni.
Partito per il servizio militare, Michele fu inviato a Cefalonia con la Divisione “Acqui”. Dopo l’8 settembre del ‘43 visse i momenti più tragici della Divisione: il rifiuto dell’umiliazione di una resa ai tedeschi, i bombardamenti aerei e i giorni di resistenza (con l’uccisione di molti prigionieri), quindi la resa.
Portato in Russia, sia lui sia altri militari italiani si ritrovarono prigionieri a fasi alterne prima dei tedeschi poi dei russi.
Fu tra i prigionieri ad Argostoli, venne a sapere della fucilazione degli ufficiali alla “casetta rossa” e fu tra i soldati deportati su due navi, una delle quali venne affondata (dei 1.300 militari italiani imbarcati se ne salvarono 306). Lui cadde in mare, ma fu salvato dall’equipaggio della seconda nave che trasportava altri prigionieri italiani. Molti suoi compagni, invece, non scamparono al naufragio.
Il 20 ottobre 1943 dal Pireo giunse in treno ad Atene, dove venne lasciato con gli altri compagni per otto giorni senza acqua né cibo. I sopravvissuti furono deportati in treno a Lublino, nella Polonia orientale.
Il 6 gennaio 1944 vennero trasferiti vicino a Minsk, poi in Ucraina. A fine 1944 fu destinato a Königsberg (cittadina situata nella Prussia orientale, poi divenuta Kalinigrad), a quel tempo sul fronte russo-tedesco. A fine gennaio del ‘45 venne catturato due volte dai russi e altrettante dai tedeschi, che lo inviarono a Danzica a lavorare nelle trincee.
Liberato il 9 marzo dai russi, fu portato a Sluch, a sud di Minsk, in un campo di concentramento. Il 12 settembre, sempre del ’45, partì finalmente per l’Italia e giunse a Mandello il 3 ottobre.
All’interno del progetto “Itinerari della memoria” portato avanti dallArchivio comunale della memoria locale, Michele Zucchi era stato intervistato una prima volta, una decina di anni fa, da un gruppo di ragazzi delle scuole medie. In quell’occasione aveva fatto indossare a un alunno il pastrano avuto dai russi durante la prigionia, suscitando interesse e commozione anche per il suo racconto circostanziato e coinvolgente.
Un filmato con la sua lucida testimonianza - Piccole storie - Artigliere Michele Zucchi - è stato curato nel 2012 dal mandellese Gianandrea Rompani e da Giuseppe Ponzini di Abbadia Lariana.
In seguito anche Claudio Costa ha realizzato il film-documentario La Divisione Acqui a Cefalonia, presentato nel gennaio 2018 al cineteatro comunale “Fabrizio De Andrè” per iniziativa dell’Archivio della memoria.

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