venerdì 12 luglio 2019

Visioli, Walter Fontana e tanti sorrisi che oggi fatichiamo a ritrovare


Nel settembre di quest’anno, se fosse stato ancora in vita, l’ideatore del “Contea di Bormio” avrebbe tagliato il traguardo del secolo
Walter Visioli, classe 1919.
di Claudio Redaelli
Ancora un paio di mesi e nel settembre di quest’anno, se fosse stato ancora in vita, Walter Visioli avrebbe tagliato il traguardo del secolo.
Visioli ha vissuto per decenni a Bormio, operando attivamente e instancabilmente a favore della promozione e della diffusione dell’arte pittorica.
Classe 1919, scomparso dieci anni fa, era un autentico personaggio in tutto ciò che faceva, anche nella vita di ogni giorno.
Originario di Casalmaggiore, a una ventina di chilometri da Parma, aveva raggiunto agli inizi degli anni Sessanta la Contea di Bormio, che nel tempo sarebbe diventata qualcosa di più della sua nuova “patria”.
“La cantava con le sue poesie proposte quasi come un cerimoniale nelle situazioni e occasioni più diverse - fu scritto di lui alla sua morte - e lo ha fatto sino all’ultimo, descrivendo quanto di bello aveva scoperto in questa vallata al punto da inventare, forse anche per renderle omaggio, uno tra i più prestigiosi premi di pittura estemporanea, per l’appunto il “Contea di Bormio”, un concorso che ha segnato la storia artistica di quella Valle e che è stato accompagnato dalle vicende anche personali e umane proprio di Walter”.
Sono tornato di recente a Bormio per incontrare i pochi amici rimasti e per rivedere - oggi che tanto si parla dei XXV Giochi olimpici invernali del 2026 che si disputeranno anche in Valtellina - quella terra che nel 1985 ospitò i campionati mondiali di sci alpino.
Ho ripensato allora, tornando indietro con gli anni e “rivedendo” idealmente gli impianti per l’occasione realizzati, al ruolo fondamentale svolto da Walter Fontana di Renate, che fu imprenditore illuminato e senatore della Repubblica.
E mi sono ricordato con orgoglio di averlo fatto incontrare con Achille Occhetto, ultimo leader del Partito comunista italiano e primo segretario del Partito democratico della sinistra. Un incontro produttivo, quello tra lui e Fontana, perché quel colloquio pose le basi per importanti progetti che di lì a poco si sarebbero trasformati in strutture funzionali e d’avanguardia.
Devo però anche ammettere con un velo di tristezza e malinconia (ed è questo ciò che vorrei poter dire all’amico Visioli, personaggio d’altri tempi) che non ho ritrovato nella “magnifica terra” lo stesso entusiasmo e gli stessi rapporti umani che caratterizzarono e suggellarono gli anni della nostra amicizia.
Visioli a Bormio (e per Bormio) era un’autentica attrazione nel senso più positivo del termine, uno showman esperto e simpatico, capace di rendere piacevoli le ore ai clienti e agli amici che lo frequentavano.
Musica, pittura, buona cucina e goliardia sono gli elementi in cui Walter visse e crebbe fino alla guerra del 1940-45, che lo vide combattente in Africa settentrionale e poi “ribelle comandante” di una formazione di patrioti della libertà.
Amico di Dino Buzzati, divenne corrispondente del Corriere della Sera, fu ospite di Salvador Dalì a Port Lligat, si trascinò artisti quali De Chirico e Annigoni nella presidenza del Premio Contea da lui fondato e tra i numerosi riconoscimenti ottenuti vantava il possesso di due medaglie d’oro del presidente della Repubblica e il Gonfalone d’oro della città di Milano.
Tra i libri da lui pubblicati vi fu Tanti sorrisi e un po’ di serietà, dato alle stampe nel 1992 dall’Editoria grafica Colombo, di cui io stesso curai la prefazione e del quale conservo gelosamente una copia, che si apre con una dedica che ho particolarmente a cuore: A Santina e a Claudio con l’augurio che possano scoprire in queste pagine qualche motivo per sorridere e sentirsi più leggera la vita.
C’è riuscito, Walter, con quel libro. E lo ringrazio. Perché in sua presenza, come ebbi a scrivere proprio nelle pagine introduttive di quella pubblicazione, ci si accorgeva che dentro di lui vi era uno spirito illuminato, logico, di una logica forse “barocca” ma pur sempre logica del nostro tempo.

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