04 aprile 2020

La morte di Lozza e il dolore dello Sci club: “Nino, intere generazioni devono dirti grazie”

L’ex presidente Mauro Lafranconi: “Era sempre disponibile nel darmi consigli e un aiuto per questa società che lui stesso, con altri pionieri, aveva voluto negli anni Sessanta”
Da sinistra Antonio Gaddi, Luigi Gilardoni, Nino Lozza e Mauro Lafranconi, in anni diversi presidenti dello Sci club, alla festa per i cinquant'anni del sodalizio mandellese.
(C.Bott.) E’ una storia che parte da lontano, quella dello Sci club Mandello. Tutto ebbe inizio nel dopoguerra, quando nacque una sezione sportiva della Moto Guzzi dedicata proprio allo sci. Nel 1960 quella stessa sezione divenne parte integrante del Cai Grigne, per diventare ufficialmente Sci club nel 1975. Presidente del sodalizio fu per oltre un ventennio Nino Lozza, scomparso nella notte tra giovedì e venerdì all’età di 94 anni.
“E’ per me difficile - dice Mauro Lafranconi, fino allo scorso anno presidente dello Sci club Mandello - ricordare con le giuste parole una figura come quella di Nino Lozza. Lui è stato per me dapprima il presidente dal quale trarre insegnamento poi, a partire da quando mi sono state affidate le redini dell’associazione, un prezioso punto di riferimento”.
“Era sempre disponibile - aggiunge - nel darmi consigli e un aiuto per questa società che lui stesso, con altri pionieri, aveva voluto negli anni Sessanta. Intere generazioni di mandellesi hanno sviluppato e coltivato la passione dell’“andare in montagna”, con gli sci o con gli scarponcini, proprio grazie a Nino. Ricordo con emozione e con soddisfazione la serata del cinquantesimo anniversario organizzata nella sala “don Renzo Beretta” dell’Oratorio San Lorenzo, con il piacere di tutti i presenti, in particolare proprio di Lozza, di rivedersi per festeggiare per traguardo così importante”.
Mauro Lafranconi con Nino Lozza.
Mauro Lafranconi aggiunge: “Ricordo anche quando, con giustificato orgoglio, mi raccontava del distintivo d’argento attribuitogli dalla Fisi per i 25 anni di attività sportiva e ricevuto dall’allora presidente nazionale della Federazione, Arrigo Gattai. Un giorno mi raccontò anche un aneddoto. Erano gli albori del sodalizio e lui, con un impegno economico per quei tempi decisamente importante, decise di acquistare uno skilift portatile per poter far disputare i Giochi della gioventù ai ragazzi delle scuole mandellesi. Quello skilift venne montato in Valbiga, perché i Piani Resinelli erano… troppo lontani!”.
Sono poi numerose le iniziative, sportive e non soltanto, che hanno avuto Nino Lozza protagonista. “L’impegno che lui metteva a livello organizzativo - conclude Lafranconi - unito alla passione, all’entusiasmo e al tempo speso per dedicarvisi non conoscevano limiti. In questo difficile periodo che stiamo vivendo non possiamo purtroppo dare a Nino, così come ad altri autentici personaggi della vita sociale mandellese che ci hanno lasciato, un degno ultimo saluto. Ma non li dimenticheremo. Ed è certo che uomini come Nino Lozza mancheranno a me e a molti miei concittadini”.
Una foto d'archivio con la premiazione della gara sociale dello Sci club Mandello del 1967. Lozza è il terzo da sinistra.
A farsi interprete del cordoglio dello Sci club è anche Giulio Pandiani, attuale presidente del sodalizio. “Siamo vicini alla moglie e ai figli del caro Nino - dice - e nessuno di noi dimenticherà il suo operato. Penso in particolare, in questo momento, ai corsi di avviamento allo sci rivolti alle ragazze e ai ragazzi e da allora sempre organizzati dal nostro sodalizio in concomitanza con ogni stagione invernale. Quest’anno abbiamo avuto 44 iscritti e so che Nino aveva nei riguardi di questa iniziativa un forte legame affettivo”.
Nel servizio fotografico di Claudio Bottagisi, una serie di immagini della festa organizzata all'Oratorio San Lorenzo per i cinquant'anni dello Sci club Mandello.
Nino Lozza premiato da Davide Trincavelli, figlio del "Moss".

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