26 ottobre 2020

Quando padre Pizzaballa ci scrisse: “Teniamo alta la speranza di un futuro di giustizia”

Il nuovo patriarca di Gerusalemme dei Latini aveva incontrato nel 2005 i partecipanti a un pellegrinaggio lariano in Terra Santa

Padre Pierbattista Pizzaballa durante l'incontro del 2005 con i pellegrini lariani.

 

di Claudio Bottagisi

C’è un legame ideale che unisce la terra lariana a padre Pierbattista Pizzaballa, nominato sabato 24 ottobre da papa Francesco patriarca di Gerusalemme dei Latini, di cui da quattro anni era amministratore apostolico.

Nell’estate 2005, infatti, in occasione di un pellegrinaggio in Terra Santa delle comunità parrocchiali di San Fedele in Como e di Olgiate Comasco padre Pizzaballa - classe 1965, originario di Cologno al Serio, provincia e diocesi di Bergamo - aveva incontrato i partecipanti a quel viaggio sulle strade del Vangelo, aggiungendo per così dire ulteriore significato a un itinerario di per sé di grande fascino, vissuto attraverso luoghi e situazioni di forte intensità emotiva e spirituale.

In quegli anni padre Pizzaballa era custode di Terra Santa e guardiano del monte Sion, incarico che era stato chiamato a svolgere nel 2004 e da lui ricoperto ininterrottamente fino al 2016.

La sua azione pastorale si sarebbe contraddistinta negli anni per equilibrio e spiccata capacità strategica e diplomatica. Nella complicata quanto delicata mediazione tra lo stato di Israele e le autorità palestinesi aveva favorito il dialogo con tutte le forze presenti nel territorio, garantendo in tal modo la presenza della comunità cristiana in Terra Santa. La sua voce è stata in effetti tra le più ascoltate nell’intricato mondo politico-religioso proprio della Terra Santa, tanto che nel maggio 2014 papa Francesco gli avrebbe affidato l’incarico di organizzare l’incontro di preghiera tra il presidente israeliano Shimon Peres, il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen e il pontefice stesso, alla presenza del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, incontro svoltosi poi l’8 giugno di quello stesso anno.

Si è detto dell’incontro del 2005 dei pellegrini lariani con padre Pierbattista Pizzaballa. Avvenne nel convento di San Salvatore a Gerusalemme e monsignor Carlo Calori, parroco di San Fedele e guida spirituale del viaggio, gli aveva chiesto innanzitutto di spiegare quali erano le difficoltà incontrate dai cristiani in quella realtà e di soffermarsi sul significato dei pellegrinaggi e su come gli stessi potessero essere condotti nel modo più corretto.

Padre Pizzaballa aveva spiegato che i cristiani erano soltanto il 2% del totale della popolazione, costretti a vivere con salari in molti casi non adeguati al costo della vita. Inevitabile, poi, il riferimento alla diminuzione proprio del numero dei pellegrinaggi che si era accompagnata agli anni della paura seguita alla seconda intifada. “L’economia della zona si è impoverita - aveva spiegato padre Pizzaballa - e il tenore di vita di numerose famiglie si è abbassato”. “Così oggigiorno - aveva aggiunto - non è raro incontrare gente che circola in Mercedes e tuttavia bussa alla porta delle parrocchie per chiedere i buoni pasto”.

Padre Pizzaballa in una foto che lo ritrae con papa Francesco.


Ecco allora l’importanza dei pellegrinaggi, “che portano benessere e lavoro”. “Dopo il 2000 vi è stata desolazione - aveva osservato il religioso - e a ciò si è accompagnata una situazione di malessere. In presenza di un conflitto così lacerante qual è quello in atto in Medio Oriente, del resto, vi è la tendenza a schierarsi da una parte o dall’altra. La presenza di pellegrini, invece, ci aiuta a mantenere un giusto equilibrio, ad alzare lo sguardo e a non chiuderci dentro la nostra sofferenza”.

Richiamando quanto ebbe a dire Paolo VI, primo papa dopo San Pietro a visitare da pellegrino quei luoghi, il cordialissimo frate francescano aveva parlato della Terra Santa come del “quinto Vangelo” e osservato che “conoscere la sua storia, il suo ambiente e la sua geografia contribuisce in modo efficace a una più vitale comprensione del messaggio della Sacra Scrittura”.

“E la pace?”, gli aveva chiesto un pellegrino. “Servono identità chiare e ben definite - aveva risposto padre Pizzaballa - per far sì che il dialogo possa essere facilitato. Chi parla oggi di accordi di pace fa semplicemente retorica, perché la pace deve essere “costruita” e questi luoghi non possono essere patrimonio esclusivo di qualcuno”.

E  ancora: “La Palestina non ha un suo sistema giuridico e amministrativo, dunque il terreno va preparato in modo adeguato, a iniziare dalla scuola. E’ lì che occorre piantare il seme del dialogo e della tolleranza per arrivare appunto a “costruire” una mentalità di pace”.

Prima di lasciare il convento e di congedare padre Pizzaballa a ogni pellegrino era stata consegnata una busta. “Memento Jerusalem”, era riportato sulla confezione. Dentro, oltre a un opuscolo sulla presenza francescana in Terra Santa e a un pieghevole che illustrava l’estensione della Custodia, i suoi scopi e le attività svolte, vi era un rosario. Il giorno dopo la comitiva lariana avrebbe lasciato il Medio Oriente.

Nel 2006 pubblicammo, per le Edizioni Monte San Martino di Lecco, il libro Argentina e Israele - Diario di viaggio proprio per raccontare, oltre a un’esperienza vissuta in Sudamerica, anche quell’indimenticabile pellegrinaggio e far ripercorrere idealmente al lettore gli itinerari tracciati.



Nelle settimane successive all’uscita del libro padre Pierbattista Pizzaballa ci aveva inviato da Gerusalemme un suo scritto in cui affermava che “ricordare un pellegrinaggio in Terra Santa, per chi ha la grazia di poter svolgere il “ministero” dell’arte, è anche saper trasmettere notizie ed emozioni e quindi contagiare l’amore che si prova verso questa nostra Terra, che ha così bisogno di essere amata e capita”.

“Che l’affetto si trasformi in preghiera - aveva aggiunto il Custode di Terra Santa - e che l’incessante invocazione di pace su Gerusalemme ci aiuti a tenere alta la speranza di un futuro di giustizia”.

Ora la notizia della prestigiosa nomina di padre Pizzaballa fa tornare alla mente quel pellegrinaggio, quella pubblicazione e quello scritto del religioso, dall’altroieri - come ricordato in apertura - patriarca di Gerusalemme dei Latini. Con un’annotazione, ossia che il Patriarcato ha giurisdizione sui cattolici di rito latino residenti in Israele, Palestina, Giordania e Cipro. La sua sede è a Gerusalemme e “abbraccia” un territorio suddiviso in 71 parrocchie, raggruppate in sei vicariati.

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