sabato 19 gennaio 2019

“Eco degli abissi”, il localizzatore di profondità di Aristide Angelo Milani


Aristide Angelo Milani

di Claudio Redaelli
Operazione “Eco degli abissi”, giovedì 17 gennaio alla Canottieri Lecco, concernente le riprese terrestri e subacquee delle fasi di collaudo del localizzatore di profondità di Aristide Angelo Milani, con relativo video realizzato da Mediacreative project di Donatella Cervi.
Una data non casuale, quella scelta per l’evento, perché coincisa con il cinquecentesimo anniversario vinciano.
Può essere considerato paradossale il fatto di dover realmente collocare negli scaffali delle “Gallerie d’arte” un’opera di design preposta, a tutti gli effetti, al rilevamento delle profondità subacquee garantendone al tempo stesso l’assoluta fedeltà operativa, tenendo conto oltre tutto del vantaggio di poter disporre dell’autonomia funzionale  e di non dover necessariamente delocalizzare?
“Accettiamo l’interrogativo - è stato spiegato - unicamente per suggellare con il termine paradosso le premesse di un’innovativa corrente artistica venutasi a creare grazie all’ingegnoso autore, che è stato in grado di attribuire attraverso il magistrale sviluppo della meccanica dei liquidi una valenza artistica a un’opera di design applicata alle scienze”.
Da sinistra Gianmaria Stucchi studente, Celestino Colombo fotografo e articolista, il giornalista Claudio Redaelli, Umberto Cogliati, Marjan Rabbani giornalista, critica d’arte e fotografa, Alberto Cameroni fotografo, Romano Pirovano meccanico, Donatella Cervi regista di Mediacreative, e Aristide Angelo Milani.
Radici legate alla poesia
“E’ determinante evidenziare - ha detto dal canto suo Aristide Angelo Milani - come quest’opera dalle radici legate alla poesia sia ascrivibile all’Arte del paradosso, da me definita Paradoxart. In effetti Eco degli abissi si assoggetta alle ragioni della scienza, della tecnica e dell’arte improntata al design, indicata nella fattispecie con il neologismo Poetartisticdesign”.
L’Eco degli abissi, dotato di funzionalità autonoma, è l’elemento innovativo che va a collocarsi tra i localizzatori di profondità esistenti: il classico scandaglio, fondato sulla manualità e l’evoluto sonar, alimentato elettricamente, basato sull’emissione di ultrasuoni e sulla captazione della relativa eco.
Al tempo stesso, se in possesso delle carte batimetriche, ha la peculiarità di non delocalizzare necessariamente ma, con il valore della velocità effettiva rilevata in fase di collaudo, offre l’opportunità di formulare i tempi dell’andirivieni abissale.
Al di là di questa prerogativa, contrariamente ai classici localizzatori, ha il pregio di avere un riscontro anche nel mondo delle arti associate al design.
Questo localizzatore, per via dell’unicità, della singolarità come detto di non de localizzare e dell’originalità della struttura in cristallo acrilico è destinato a suscitare una legittima se pur curiosa perplessità, dal momento che dispone di potenzialità tecnico-scientifiche ben evidenziate.
“A questo punto - ha specificato Milani - possiamo permetterci di ascriverlo ai campi dell’arte e del design, traslandolo in un nuovo ordine definito per l’occasione con il termine Paradoxart”.
La scienza e la tecnica
Eco degli abissi prende le mosse dallo sviluppo di un innovativo localizzatore abilitato alla ricerca delle profondità senza l’ausilio degli ultrasuoni pertinenti ai sonar.
Trattandosi di un vero e proprio mezzo di ricerca subacquea, muovendosi in caduta libera, ricalca fedelmente il moto dei batiscafi.
Il principio funzionale di cui si avvale è basato sul rilevamento del tempo impiegato a compiere l’andirivieni nelle acque di cui si desidera conoscere la profondità. Se si rilevassero le quote dalle carte batimetriche sarà dunque possibile determinare i tempi di percorrenza degli spazi abissali senza ricorrere alla sua delocalizzazione.
Il design
Per assurgere al livello di oggetto di design, senza necessariamente discostarsi dal disegno tecnico dei classici mezzi di ricerca subacquea, l’opera è stata realizzata in cristallo acrilico.
La modellazione ha evidenziato forme assimilabili a quelle del disegno industriale nobilitato con l’impiego di un materiale che traspare.
L’oggetto artistico
L’unicità dell’Eco degli abissi, decisamente non seriale, gli conferisce il pregio di unicum che, associato all’esclusiva valenza artisticdesign, fa travalicare pienamente il concetto di bene strumentale fine a se stesso.

1 commento:

  1. Bella la foto di Aristide con gli occhi all'altezza del "furnasun"del Melgone.

    RispondiElimina