domenica 27 gennaio 2019

Mandello premia i benemeriti. “Loro ci indicano la strada da seguire”


Consegnati al “De Andrè” i riconoscimenti alla memoria del dottor Gianni Comini e di Luigi Conato e a Giuseppe Moioli
di Claudio Bottagisi
“Avere istituito questa onorificenza è  un risultato importante per il consiglio comunale di Mandello. Il nostro territorio è avaro di momenti di riconoscimento vero e sentito nei confronti di concittadini meritevoli. L’istituzione delle civiche benemerenze prende ancora più valore se collocata in questo periodo storico, ricco di individualismo. Il malcostume del momento è guardare e evidenziare i difetti degli altri e, di contro, auto-attribuirsi pregi. Ognuno di noi, le nostre famiglie, la nostra comunità possono migliorare soltanto se siamo capaci di guardare ai pregi e alle virtù degli altri per migliorare nelle nostre manchevolezze”.

Così Riccardo Fasoli, sindaco di Mandello, ha introdotto sabato 26 gennaio al cineteatro “Fabrizio De Andrè” la seduta di consiglio comunale interamente dedicata alla consegna delle civiche benemerenze attribuite alla memoria del dottor Gianni Comini e di Luigi Conato e a Giuseppe Moioli.
“Le persone che andremo a premiare ci indicano la strada - ha detto il primo cittadino - Sono uomini che hanno impegnato le loro energie, il loro tempo e la loro intelligenza per fare qualcosa di utile per gli altri, per il bene del nostro paese. Sceglierli e premiarli significa qualcosa di più di attribuire loro una meritata onorificenza per quanto hanno fatto”.
“Significa indicarli come esempio - ha aggiunto Fasoli - significa condividere i loro valori, prenderli a riferimento per la nostra comunità, dire a noi stessi che questa è la strada da percorrere, riconoscere che si possono fare moltissime cose e assumere in cuor nostro il proposito di fare del nostro meglio per fare altrettanto”.
A ripercorrere la vita e la benemerita quanto intensa attività svolta dal dottor Gianni Comini è stata Grazia Scurria, capogruppo di “Casa Comune per Mandello democratica”, lo schieramento consiliare che aveva presentato la candidatura del medico.
Grazia Scurria
“Nato nel 1930 - ha ricordato - fu medico di famiglia a Mandello, dove svolse la sua missione con ottimi riscontri da parte di tutti i suoi pazienti, che abitualmente accoglieva con un sorriso. Le sue doti professionali erano infatti accompagnate da una profonda umanità e capacità di empatia con il paziente e con i suoi familiari”.
“Da tutti - ha aggiunto - veniva riconosciuto per la sua dote non comune di ottimo diagnosta, esercitata sempre con prudenza e attenzione. Quasi sempre le diagnosi del dottor Comini, effettuate con la visita e l’ascolto del paziente, venivano successivamente confermate dagli esami strumentali o dagli specialisti”.
Del dottor Comini va ricordata la sua ammirevole pazienza con i più piccoli, che lui sapeva sempre “catturare” con la sua simpatia, rendendo anche la visita medica un momento per loro piacevole, magari con l’aggiunta di una caramella per premio.
“Fu marito e padre premuroso - ha aggiunto Grazia Scurria - professionista stimato e uomo di ammirevole virtù. Il generoso impegno sempre messo nel suo lavoro e nella cura dei suoi mutuati non gli ha impedito, anzi forse ha accresciuto, la sua passione per le attività sociali e di volontariato. Così, consapevole dell’importanza della donazione, fu fondatore della sezione Avis di Mandello nel 1958, associazione di cui per molti anni rivestì la carica di presidente e di cui fu in seguito presidente onorario, continuando peraltro a prestare la propria opera”.
Fu lui a promuovere nella locale sezione Avis, prima in Italia, la rinuncia al conferimento delle medaglie ai donatori benemeriti, proponendo in alternativa la donazione del valore corrispondente ad associazioni di volontariato operanti sul territorio, in particolare al Soccorso degli alpini, sodalizio con cui ha pure collaborato attivamente, prestando la propria opera di volontariato professionale.
Allo stesso modo collaborò con la Cooperativa sociale Incontro e, in particolare, con il Gruppo amici degli handicappati, sostenendone l’attività e promuovendone la conoscenza sul territorio e lo sviluppo.
Il dottor Gianni Comini
“Volle fortemente e fu promotore pure della fondazione della locale sezione dell’Aido - ha specificato Grazia Scurria - contribuendo fattivamente alla promozione della donazione degli organi quale strumento primario della solidarietà umana. Praticò anche attività sportiva, primeggiando nell’arrampicata in montagna. La sua vita fu ricca e piena e tutti i suoi talenti li dedicò alla comunità di cui era parte importantissima come uomo, come medico e come volontario”.
“La generosità d’animo del dottor Gianni Comini - ha concluso - riconosciuto da tutti come uomo riservato ma cordialissimo, la sua profonda conoscenza della natura umana e della scienza medica che ha posto a servizio della collettività, soprattutto dei meno fortunati o della categorie più fragili, lo hanno reso uno dei pilastri fondatori della comunità mandellese, che lo ha stimato e che lo ricorda con affetto e gratitudine”.
E’ toccato poi a Maria Lidia Invernizzi, capogruppo di “Mandello del Lario al Centro”, soffermarsi su quanto fatto in vita da Luigi Conato, a sua volta cittadino benemerito.
“Luigi Conato, nato a Lecco il 18 marzo 1931 e morto il 17 novembre 2015, ha lavorato con posizione dirigenziale in alcune realtà del territorio - ha esordito - Vissuto a Mandello con la famiglia, la moglie Bruna e figlie Patrizia e Elena, ha percorso la sua esistenza in modo fruttuoso per i suoi cari, per sé e per la sua comunità. Una vita normale, potremmo dire, la sua. Una buona e generosa vita normale, ma non fu esattamente così”.
Maria Lidia Invernizzi
“Se infatti Luigi fosse qui con noi a ricevere di persona il riconoscimento di cittadino benemerito che l’amministrazione comunale gli ha attribuito - ha aggiunto - ci avrebbe raccontato con passione, con dovizia di particolari e con la capacità e facilità di parola che lo caratterizzavano alcune delle sue avventure di vita. Come altrimenti vogliamo chiamare, se non appunto avventure di vita, i suoi rapporti con Leonardo e la creazione del Soccorso degli alpini? Luigi, vero amante e conoscitore delle nostre montagne e del nostro territorio, incontrò Leonardo da Vinci. Lo incontrò nei suoi Codici e nei suoi quadri, nel raffronto tra ciò che Leonardo aveva scritto o dipinto e i paesaggi che Luigi ammirava tutti i giorni”.
“Ricordiamoci sempre - ha detto ancora Maria Lidia Invernizzi - che l’uomo Luigi vedeva le bellezze naturali che lo circondavano con gli occhi e con il cuore, ma lo studioso Conato ha saputo accostare queste nostre bellezze a quelle che Leonardo aveva rappresentato. Su tale argomento prospettò fascinose nuove ipotesi in alcune importanti sue pubblicazioni e fu chiamato da eminenti studiosi di Leonardo da importanti circoli culturali a tenere conferenze su questo tema”.
Luigi Conato
Quindi il riferimento al ruolo avuto da Conato nell’istituzione del Soccorso. “Un giorno decise che Mandello aveva necessità di un pronto intervento che fosse funzionante e funzionale - ha spiegato la capogruppo di “Mandello del Lario al Centro” - e con gli amici alpini, sempre nel suo cuore, decise che si sarebbe potuto fare. Da quel momento iniziò a scalare non più le Grigne e le Dolomiti, ma gli uffici burocratici che avrebbero dovuto rilasciare autorizzazioni e concessioni”.
E ancora: “Non fu facile avere tutto ma Luigi, caparbio, ci riuscì. E il 14 dicembre 1979 nacque ufficialmente il Soccorso degli alpini, che aveva e ha tuttora  il motto “Umilmente al servizio di tutti”. La sede divenne operativa il 20 giugno 1980. Ai festeggiamenti del ventennale disse: Essendo il Soccorso una nostra creatura, a questa dobbiamo riservare tutte quelle attenzioni e quelle cure che si devono a un proprio figlio. Le intense, proficue venti annualità che ci hanno visto operare e per le quali abbiamo ricevuto il consenziente rispetto e appoggio della nostra gente confermano che da parte di tutti noi è stata osservata la primaria intenzione statutaria: essere di aiuto agli ammalati, feriti e bisognosi, sempre e ovunque, per tutti”.
“Noi per ricordare Luigi Conato - ha concluso - continueremo ad aver cura del Soccorso degli alpini, o meglio sarà il Soccorso, con tutti i suoi volontari, a prendersi cura di noi, come ha fatto sino a oggi in modo professionale e amorevolmente”.
E’ stata quindi la volta della benemerenza attribuita a Giuseppe Moioli, del quale il sindaco ha subito parlato in termini di “allenatore, amico, esempio e guida”.
Il sindaco Riccardo Fasoli
“Portare la mia testimonianza in questa che è la più solenne e rappresentativa assemblea per la nostra comunità mi riempie d’orgoglio - ha detto Riccardo Fasoli - E’ impossibile per me definire  il giorno in cui ho conosciuto Moioli. Olcio è per me e per tutti i suoi abitanti una grande famiglia. Il rapporto divenne più diretto quando, nel 2001, a un matrimonio di comuni parenti mi invitò a raggiungerlo in Canottieri per provare a remare”.
“Moioli non è semplicemente un allenatore di canottaggio - ha aggiunto il primo cittadino - Moioli è un innamorato del canottaggio. La sua dedizione e il suo impegno sono senza limiti, incondizionati. Nonostante la sua carriera da vogatore, nonché da allenatore, sia tale da consentirgli di considerarsi infallibile, lui è da sempre grande osservatore ed estimatore dei suoi colleghi, dei quali studia le metodologie di voga e di allenamento”.
Il sindaco Fasoli con Giuseppe Moioli
“Non esita a testarle e ad aggiungerle al suo bagaglio di conoscenze e esperienze - ha osservato sempre Fasoli - Forse il segreto della sua eterna giovinezza sta proprio qui. Ogni nuovo atleta in Canottieri, ogni nuovo stile di voga, ogni nuovo metodo di allenamento è per lui un nuovo inizio, una nuova avventura, una nuova storia da scrivere”.
Quindi qualche altra considerazione: “Ho vissuto vicino a lui e vicino all’indimenticato Franco Faggi e mai, fino al mio approdo in Canottieri, ho capito che avevo la fortuna di vivere a pochi passi da chi aveva fatto la storia. Un esempio di profonda umiltà, non detta a parole ma nei fatti. Quell’Olimpiade del 1948, un tempo per noi lontano, e quel pazzesco risultato furono orgoglio per l’Italia intera che, con difficoltà, stava rialzando la testa dopo lo strazio e la vergogna della guerra”.
Il sindaco ha sottolineato a quel punto come “quattro ragazzi (Moioli, Morille, Invernizzi e Faggi, ndr) portarono Mandello alla ribalta delle cronache sportive extramotociclistiche. Per me invece, da ragazzino, Moioli era il burbero e silenzioso signore di Olcio che faceva il vino, l’olio e la grappa. Nel suo palmarès quattro partecipazioni olimpiche (oltre a Londra ’48, anche Helsinki 1952 e Melbourne 1956, sempre sul “quattro senza”, poi Roma 1960 da riserva), un titolo mondiale e cinque allori europei. Da allenatore un oro olimpico con Piero Poli, un argento con Carlo Mornati e molte partecipazioni: le quattro di Franco Zucchi e quelle di Atlanta del ’96, dove Carlo Mornati e Carlo Gaddi partivano da favoriti in quanto campioni mondiali uscenti”.
Giuseppe Moioli, 91 anni
E ancora: “Innumerevoli i titoli mondiali, anche giovanili. L’attaccamento alla sua terra, alle sue viti, ai suoi olivi e alla sua Canottieri lo ha frenato nell’intraprendere la carriera di allenatore della Nazionale. Moioli non usa mezzi termini. E’ schietto, sia nei complimenti sia nell’evidenziare i difetti. E’ capitato e capita tuttora che lo si metta in discussione: lui, ogni volta, raddoppia il suo impegno e dimostra di essere ancora in grado di fare la differenza”.
Infine una considerazione. “Se  intere generazioni di mandellesi gli sono riconoscenti e gli portano rispetto - ha concluso Riccardo Fasoli - è perché, a 91 anni, ha ancora la capacità di stupire e di essere di esempio. Oggi questi sentimenti diventano di un’intera comunità, diventano ufficiali, diventano per sempre. Grazie, Giuseppe, per quello che hai dato e dai a me, ai tuoi ex atleti, ai tuoi atleti di oggi e a tutta la comunità”.
In un successivo servizio, altre testimonianze e altre immagini della serata di consegna delle civiche benemerenze.

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