23 gennaio 2019

La Corale San Pietro al Monte canta sabato 26 a Mandello per l’Unicef



Ad aprire il concerto in chiesa arcipretale saranno gli alunni di violoncello, flauto e pianoforte della Scuola di musica “San Lorenzo”
(C.Bott.) Brani di musica sacra di Moore, Gjeilo, Jenkins e Grancini, poi spirituals, gospel e canti ebraici sabato 26 gennaio nella chiesa arcipretale di San Lorenzo a Mandello per il concerto benefico organizzato a favore dell’Unicef , il Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia impegnato con programmi di sviluppo umano e sostenibile e con una strategia e progetti basati sui diritti e sulle esigenze dei bambini.

“Musiche della speranza” la denominazione dell’evento mandellese, che intende sollecitare l’opinione pubblica a non dimenticare i bimbi vittime della violenza di ieri e di oggi.
L’iniziativa è della Scuola di musica “San Lorenzo” di Mandello, del Comitato provinciale di Lecco dell’Unicef e dell’Associazione Oratorio San Lorenzo.
A esibirsi sarà la Corale San Pietro al Monte di Civate diretta fin dal 1999 da Cornelia Dell’Oro. Alla tastiera, Maurizio Fasoli.
Il compito di introdurre la serata, che avrà inizio alle ore 21, spetterà agli allievi della Scuola di musica “San Lorenzo”. A esibirsi saranno Maria Zuccoli, Angela Del Pozzo  e Giovanni Gaddi, alunni di violoncello della professoressa Anna Camporini, poi Elena Agliati, Lucia Benedetta Missaglia, Bianca Lanfranconi e Gloria Brambilla, alunni di flauto della docente Emanuela Milani, e Irene Lanfranconi, allieva di pianoforte del professor Michele Santomassimo.
Significativo il messaggio diffuso per l’occasione dal comitato provinciale lecchese dell’Unicef. “Nei momenti difficili della storia, nei periodi in cui il buio prevale sulla luce - si legge - quando donne e uomini si scontrano con guerra, dolore, fame e morte, sono i bambini a pagare il prezzo più alto. Nei confronti di questi piccoli non proviamo soltanto un sentimento di vicinanza e compassione, ma avvertiamo anche la consapevolezza che il mondo senza di loro è diventato più povero”.
E ancora: “Vorremmo allora sperimentare attraverso il canto la dimensione del riscatto e della speranza. Lo dobbiamo a quanti ancora oggi patiscono le atrocità della guerra, ma anche a quanti sono vittime dell’odio, dell’egoismo e della cupidigia. Attraverso la musica ci poniamo nella condizione di vivere nella prospettiva di una speranza rigenerativa”.

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