16 maggio 2020

Alfredo Redaelli attraverso l’Amazzonia. Era l’edizione 1984 del Camel Trophy

Il racconto al Panathlon club Lecco della vittoria ottenuta in Brasile con il fotografo Maurizio Levi
Un’avventura incredibile, a tratti una vera e propria prova di sopravvivenza: è il Camel Trophy, una tra le più dure competizioni di fuoristrada al mondo patrocinata dal marchio di tabacchi Camel. La gara si disputò dal 1980, anno della prima edizione, al 2000, nei più selvaggi e remoti angoli del pianeta: Amazzonia, Siberia, Australia, Nuova Guinea, Sumatra, Africa.
L’edizione 1984, in Brasile, porta la firma del lecchese Alfredo Redaelli e del fotografo Maurizio Levi, equipaggio italiano che vinse la gara dopo 2.500 chilometri da Santarem e Manaus, nel cuore dell’Amazzonia.
Un’indimenticabile esperienza rivissuta questa settimana al Panathlon club Lecco. Redaelli e Levi erano stati selezionati tra 15mila candidati in Italia, arrivando in finale e aggiudicandosi il pass per il Brasile.
Il Camel Trophy si svolse dal 4 al 21 aprile. “Già dall’aereo - ha raccontato Redaelli - avevamo avuto un assaggio di quello che avremmo vissuto nelle due settimane successive: c’era acqua ovunque, le esondazioni dei fiumi erano ricorrenti e del resto era la stagione delle piogge. La stessa Transamazzonica, la strada che avremmo dovuto seguire durante la gara, in diversi punti era stata praticamente cancellata dall’acqua e dal fango”.
Una volta giunti in Brasile, Redaelli e Levi avevano avuto la loro Jeep, una Land Rover 110. “E’ stata la nostra casa per due settimane e quando siamo giunti al traguardo era praticamente da buttare - hanno ricordato i due piloti - ma è stata davvero un’esperienza incredibile”.
“Gli inconvenienti non mancarono - hanno aggiunto - Dopo appena quattro giorni di guida fummo costretti praticamente a ricostruire un ponte portato via dalla forza del fiume esondato. Fu un lavoro estenuante, ma tutti gli equipaggi collaborarono e alla fine riuscimmo a procedere. E’ anche questo un aspetto bello della gara: chi devi battere è anche colui che ti aiuta ad andare avanti”.
“La parte più difficile? - ha ricordato Levi - Le prove per le selezioni! Ricordo una nottata di orientamento nei boschi dell’Umbria con una pila, una cartina e una bussola. Erano prove davvero toste ed essere riusciti a superare le selezioni era di per sé una vittoria, per noi!”.
La traversata dell’Amazzonia riservò all’equipaggio italiano non poche difficoltà. “Dormivamo in auto o, quando faceva più caldo, sul tetto. A volte abbiamo sfruttato i dormitori e le palafitte dove si appendevano le amache. La mattina ci svegliavamo pieni di punture di zanzare. Quando pioveva la strada diventava un pantano, a volte un fiume… Guasti e problemi erano all’ordine del giorno, ma ce l’abbiamo fatta a vincere: è stato indimenticabile”.
“Credo - ha detto Levi - che in competizioni simili valga molto di più la capacità di affrontare e risolvere un problema che una buona tecnica di guida. Forse per questo noi italiani abbiamo avuto spesso successo nelle varie edizioni del Trofeo, perché siamo per natura creativi e ingegnosi!”.
Oltre alla vittoria, Redaelli e Levi portarono in Italia e dentro di loro il ricordo di una terra meravigliosa e selvaggia: “Colori, natura, acqua, i tramonti… tutto era uno spettacolo unico. E, nonostante siano trascorsi 36 anni, i ricordi sono ancora vividi”.

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