giovedì 14 maggio 2020

Quel volume sulla storia del motocarro Guzzi, “uno di famiglia”

A pubblicarlo fu, in occasione dei 90 anni della Casa dell’Aquila, l’Associazione culturale “Luigi Scanagatta” di Varenna
Armando Dellamano, Mandello 2007.
(C.Bott.) Interrogato da un dipendente su cosa fosse per lui il motocarro e sul perché avesse deciso di metterlo in produzione, Carlo Guzzi rispose: “Ho fatto i motocarri perché sono su tre piede”. E aggiunse: “Prendi un tavolino e fallo a quattro gambe, l’è mai fermu. Se lo fai con tre piedi è sempre fermo. Su un terreno irregolare non ci sono mai quattro punti di appoggio. E visto che il motocarro deve andare dappertutto, non solo in posti lisci e piani o roba del genere, su tre punti appoggia sempre”.
L’aneddoto è descritto nelle pagine introduttive del volume Le tre ruote d’oro - Storia del motocarro Guzzi pubblicato dall’Associazione culturale “Luigi Scanagatta” di Varenna nell’estate 2011 in occasione dei 90 anni dell’Aquila, fondata come noto nel 1921.
Per la Casa  motociclistica di Mandello Lario è ora alle porte il centenario e nell’anno che precede appunto quello storico traguardo piace ricordare come oggetto di quel libro fu un prodotto del marchio Guzzi che fino ad allora non era stato oggetto di una trattazione specifica, ossia appunto il motocarro. Eppure, come si leggeva in premessa e come si potrebbe dire anche oggi, “quel validissimo strumento di lavoro non è ancora andato definitivamente in pensione perché non pochi esemplari continuano a svolgere egregiamente il loro compito”.
Giuseppe Moioli, Mandello 2011.
Il volume, alla cui realizzazione aveva collaborato l’Archivio comunale della memoria locale di Mandello, propone numerose fotografie d’epoca di un mezzo che, a partire dal 1928, ha contribuito a semplificare, alleggerire e snellire i compiti di molti lavoratori, sostituendo in taluni casi la trazione… animale.
“Dall’epoca dell’impresa coloniale d’Etiopia a quella della seconda guerra mondiale - si affermava in premessa - dunque all’incirca da metà anni Trenta a metà anni Quaranta, faranno la loro comparsa anche modelli destinati a impieghi militari e, dopo la fine del conflitto, il motocarro sarà prodotto in diverse varianti ancora per un buon numero di anni”.
Le tre ruote d’oro - Storia del motocarro Guzzi si proponeva di far conoscere un mezzo che ha accompagnato le vicende del Paese nel corso dei decenni, svolgendo in particolare un ruolo prezioso durante la ricostruzione post-bellica. Il volume era altresì un omaggio alla vitalità dell’azienda lariana, al prestigio tecnologico raggiunto dalla stessa in campo internazionale e alla trasformazione operata nei confronti del territorio.
Spazio allora alla storia del motocarro, seguita dalla presentazione - con tanto di scheda tecnica - dei vari modelli prodotti dalla Guzzi, dal mototriciclo tipo 107 al veicolo da montagna 3x3 (o “mulo meccanico”) realizzato nel 1961 in poco più di 200 esemplari, fino ai prototipi di motocarri mai entrati in produzione.
Alessandro Compagnoni, Mandello 2008.
Simpatica la testimonianza di Adriano Valpolini riportata in una delle pagine conclusive del volume: “Il motocarro aveva un silenziatore ma faceva comunque rumore - spiegava il mandellese - quindi c’era anche un piattello. Andavo io alla “Lafranconi silenziatori” a prenderli a fasci. Il piattello aveva attaccato un filo che arrivava fin davanti… Una volta si è ammalato il motocarrista della nostra ditta e mio papà, poco pratico, è andato fino a Milano. Arrivato ad Arcore è stato fermato da un vigile che gli ha contestato l’inquinamento acustico! “Perché inquinamento acustico?”, chiese mio padre, che intanto cercava il “manettino” per chiudere il piattello. Il vigile, vedendolo trafficare, gli disse: “Se vuol chiudere il tubo di scarico, il manettino  è di là”. Il motore dello Sport 15 girava a un regime molto basso e faceva un rumore particolare, per cui la barzelletta era questa: lo Sport 15 fa un giro, un colpo di motore a ogni paracarro. Puf, puf…”.
Significativa, poi, la considerazione finale degli autori: “Chi ha seguito questo nostro viaggiare tra ricordi e testimonianze non faticherà a capire perché tra la gente di Mandello il motocarro fosse considerato quasi come “uno di famiglia”, in quanto tale da trattare con cura”.
Luigi Alippi, floricoltura Abbadia Lariana 2010.


Nessun commento:

Posta un commento