lunedì 11 maggio 2020

L’appello del vescovo ai laici: “Per ripartire sarà indispensabile il vostro aiuto”

Monsignor Oscar Cantoni: “Date una mano ai vostri sacerdoti, perché vedo una ripresa delle celebrazioni difficile e complicata”
(C.Bott.) Un appello ai laici al termine della celebrazione eucaristica nel Santuario della Madonna del prodigio di Garzola. “Date una mano ai vostri sacerdoti, perché vedo una ripartenza difficile e complicata, anche stando a quanto mi dicono i medici”.
Il vescovo di Como, Oscar Cantoni, non ha fatto mistero, chiudendo ieri la messa della quinta domenica del tempo di Pasqua, delle obiettive difficoltà che si accompagneranno alla ripresa delle celebrazioni liturgiche a partire dal 18 maggio, dopo che da inizio marzo tutti i riti vengono come noto officiati “a porte chiuse”.
Il prelato aveva in precedenza rivolto un augurio ai ragazzi che proprio ieri, secondo il calendario diocesano, avrebbero dovuto partecipare al “Molo 14” a Bellagio. Prima ancora, monsignor Cantoni (che al termine della messa aveva indirizzato una supplica alla Madonna del prodigio, chiedendo a Maria di proteggere gli abitanti di Como, "città nella quale ti specchi da questo luogo”) aveva rivolto un augurio a tutte le mamme nel giorno della loro festa, “a quelle che vivono il loro amore quotidiano di servizio - aveva detto - e a quelle che sono in Paradiso, a partire dalla mia”.
Il Santuario Madonna del prodigio di Garzola è anche Sacrario degli sport nautici. L’intuizione di realizzarlo fu di monsignor Luigi Pagani, vicario di Sant’Agata dal 1915 al 1940 e incaricato di occuparsi anche della comunità di Garzola. Monsignor Pagani era custode dell’effigie della Madonna del prodigio, un’icona molto antica, recuperata miracolosamente nel Mare Adriatico il 12 settembre 1669 e giunta nel Comasco a seguito di una donazione ad opera di una nobile famiglia veneta che per secoli l’aveva conservata e che era solita trascorrere un periodo di vacanza sul Lago di Como.
Lo stesso monsignor Pagani raccontò di essersi salvato da una tempesta sul Lario grazie all’intercessione della Madonna del prodigio. L’allora vescovo Archi autorizzò la costruzione del Santuario. Si guardava a quell’effigie per ringraziare della fine della prima guerra mondiale e anche per il fatto che durante l’epidemia di “influenza spagnola” quella zona della città fu risparmiata dal contagio e dai lutti.
La prima pietra venne posata nel 1919 e le cronache dell’epoca raccontarono una serie di fatti prodigiosi e di guarigioni inspiegabili legati all’avvio dei lavori.
Quando la minaccia dei bombardamenti su Como, nel 1945, si fece concreta, il vescovo Alessandro Macchi fece un voto solenne: avrebbe incoronato il Crocifisso e ripreso la costruzione del Santuario della Madonna del prodigio.
Per dare forza a quel progetto monsignor Macchi nel ’47 costituì Garzola come parrocchia autonoma. La sua morte ne rallentò l’iter, fino all’arrivo di don Luigi Galli, nominato parroco di Garzola nel ‘57 e figlio spirituale di monsignor Antonio Pagani.
Don Galli fu atleta di canottaggio e pilota di motonautica. All’intuizione di monsignor Pagani sulla Madonna del prodigio, don Galli unì l’idea di un luogo di preghiera per gli sportivi e per tutti coloro che “solcano le acque per lavoro”.
Il Santuario, a forma esagonale allungata, ricorda in effetti una nave. Fu realizzato con materiali provenienti da tutta la diocesi: dai marmi di Musso alle pietre della Valmalenco per il tetto. Per la sua consacrazione una benedizione speciale giunse da Papa Giovanni XXIII.
Dall’8 dicembre 2008 sul tetto del Santuario svetta la statua dell’Immacolata, opera dello scultore Feletti.

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