domenica 17 maggio 2020

Mandello. Don Giuliano Zanotta: “Le messe con i fedeli non prima di fine maggio”

Le sue riflessioni alla comunità pastorale: “Si dovrà ripartire valorizzando le famiglie che hanno capito quanto sia essenziale la cura delle relazioni: il tempo “obbligato” passato insieme è difficile ma prezioso”
A Mandello non è prevista per domani e neppure per il prossimo fine settimana la ripartenza delle celebrazioni liturgiche aperte alla partecipazione dei fedeli. Ad annunciarlo è don Giuliano Zanotta, dall’autunno 2018 alla guida della comunità pastorale che comprende le parrocchie di San Lorenzo, del “Sacro Cuore”, di Somana e di Olcio.
“Il primo bene da mantenere, insieme con la fede, è quello della vita e della salute, nel rispetto di sé e degli altri - afferma - Per questo stiamo provvedendo anche per la celebrazione della messa, ma con prudenza e con calma, non nascondendo una serie di problemi non da poco che affronteremo appena possibile. Non aspettiamoci quindi le celebrazioni prima di fine maggio”.
In queste ore, intanto, don Giuliano ha indirizzato ai fedeli della comunità pastorale mandellese queste riflessioni:
“Molti di noi sono rimasti colpiti dalla serata di preghiera del Santo Padre in piazza San Pietro il 27 marzo. Le parole della riflessione sul Vangelo di Marco sono come una bussola nel cammino. “E’ il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è; di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri... La preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti. Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare. Occorre abbandonare per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività  che solo lo Spirito e capace di suscitare”.
Don Giuliano Zanotta
L’emergenza sanitaria ci ha stimolati a individuare nuove modalità di incontro e confronto.  Abbiamo esplorato nuove forme di missionarietà che ci hanno portato a vivere intensi momenti di preghiera durante la Quaresima, affidati soprattutto alle famiglie, che hanno riscoperto la loro identità di Chiese domestiche. La famiglia è un po’ il rifugio da cui partire: questi mesi di “clausura familiare” hanno portato molte famiglie a vivere insieme tempi prolungati. Può essere che questo abbia condotto alcuni sull’orlo di una... crisi di nervi, ma molti hanno vissuto questa circostanza come una grande opportunità. Si dovrà ripartire da qui, valorizzando le famiglie che hanno capito quanto sia essenziale la cura delle relazioni: il tempo “obbligato” passato insieme è difficile ma prezioso. E’ naturale trasferire questo ragionamento alla comunità: senza cura delle relazioni non c’è comunità. La comunità resta viva se si capisce che c’è bisogno l’uno dell’altro, che il comportamento di ognuno è fondamentale per il rispetto della salute degli altri.
Quanto alla ripresa, poiché il ritorno alla normalità sarà molto lungo, non dobbiamo pensare tanto a come riprendere un discorso interrotto, quanto piuttosto imparare a operare rivedendo e purificando l’idea e l’esperienza di una Chiesa “delle iniziative”, a vantaggio di una nuova presenza evangelizzante tessuta di relazioni, di testimonianza personale, di solidarietà: è la strada che a maggior ragione, e con più convinzione, siamo chiamati a percorrere ora, a partire dalla situazione di emergenza e di povertà generalizzata che si è venuta a creare. Non dobbiamo temere di abbandonare vecchie vie, vecchi schemi e pratiche rassicuranti: ci vuole un comune sentire, una comune volontà di non cedere alla fretta della programmazione. Il tempo che stiamo vivendo è kairos, tempo di grazia, è il “tempo di Dio” e come tale già lo stiamo vivendo.
Ci stiamo educando all’essenziale, nei diversi ambiti della vita (economico, religioso, pastorale). Non cediamo alla tentazione di “riempire i vuoti” che si sono venuti a creare, nella nostra vita personale e collettiva, senza far tesoro di quanto riscoperto: la liturgia della vita, celebrata nella precarietà della condizione presente, con le giuste apprensioni per il futuro (le nuove povertà interesseranno molte famiglie italiane e porranno serie domande ai nostri stili di vita); la preghiera in famiglia; il valore del sacerdozio battesimale; il valore del silenzio e della solitudine con se stessi; la compassione per i sofferenti e la riconoscenza per i “samaritani” dei nostri giorni, che nelle corsie degli ospedali e nei luoghi di cura si chinano sulle infermità dei fratelli.
L’Eucaristia è “fonte e culmine” della vita della Chiesa e si è avvertita in questi tempi la sete e la nostalgia del Pane di vita, condiviso comunitariamente. Scrive un parroco: “Questa familiarità con il Signore è sempre comunitaria. Sì, è intima e personale, ma in comunità. Proprio per questo oggi ci manca l’eucaristia, perché è a tavola (con i fratelli e con Lui) che noi siamo in contatto con il Signore e Lui ci costituisce come fraternità nello Spirito. I sacramenti sono sempre “sacramenti del contatto”. Ma proprio per questo chiedono anche di imparare a viverne la giusta distanza”.
Voglio ricordare anche le parole di un vescovo, che ha richiamato al senso del digiuno eucaristico contro il rischio di enfatizzare e materializzare la consumazione, il rischio della prossimità sacramentale come saturazione di un bisogno infantile di contatto con il Signore. D’altra parte il Risorto stesso invita insieme a “toccare” e a “non trattenere”, chiede a Tommaso di “mettere il dito nella piaga” e alla Maddalena di “non trattenere”: il contatto con il Signore non è pensabile se non nella distanza che non possiede e nel contatto con i fratelli a cui rimanda.
E mettendo in luce uno sguardo di fede che ritrova la presenza di Gesù nella Parola, nel fratello, nella volontà di Dio cercata nella situazione presente, nel povero, nell’obbedienza alla storia. Tutto questo ci  aiuterà domani a celebrare con più consapevolezza e a riscoprire il valore vero dell’Eucaristia”.

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