17 maggio 2020

Letizia Chiara Colombo e quell’indimenticabile incontro a scuola con Ezio Bosso

Avvenne nel 2015 nell'istituto di Torino dove lei insegna. Giuditta Scola, civatese, madre della docente e musicista, aveva assistito con il marito nel 2014 e nel 2019 a due concerti del grande maestro: “Ci aveva incantato, emozionato e sorpreso”
Ezio Bosso in occasione del concerto del 2014 nella chiesa romanica di San Giorgio ad Almenno San Salvatore.
di Claudio Bottagisi
“Era stato a scuola da noi, quando ero appena arrivata, nel 2015 e la nostra era davvero una scuola difficile. Suonava dopo qualche giorno in Conservatorio e ci riservò dei posti. Andammo in una settantina e fu un evento incredibile, per alcuni di loro forse il primo concerto a cui assistevano e può darsi anche l’ultimo... Li salutò dal palco, chiamandoli “ragazzi meravigliosi”. Come li vedevamo noi ma nessun altro, a quel tempo in cui i giornali affossavano la scuola definendola “scuola dei bulli”. E regalò a loro, e anche a me, un momento di autentica gioia”.
Letizia Chiara Colombo, classe 1982, ricorda così Ezio Bosso, il grande musicista e direttore d’orchestra scomparso venerdì a soli 48 anni. Fino al 2011 ha vissuto a Civate per poi trasferirsi a Torino, dove vive tuttora e dove è docente di strumento presso una scuola media statale.
Madre di due bimbe - Irene e Miriam - si è laureata in Filosofia alla Statale di Milano e in flauto traverso al Conservatorio di Como.
La sua professione la appassiona, così come la musica, tanto che fino al suo trasferimento nel capoluogo piemontese ha fatto parte del quintetto di fiati “Spirabilia”.
Di quell’incontro con Bosso di cinque anni fa conserva ricordi bellissimi. E indimenticabili. Proprio dopo quell’evento, perché tale fu a tutti gli effetti quella giornata vissuta a scuola con il maestro, Letizia Chiara Colombo scrisse: C’è un solo modo di fare musica ed è insieme. Esattamente come vivere. Insieme. Ezio Bosso, chino sul pianoforte, scrive la frase su un quadrato di carta, la legge e un ragazzo piega il foglio fino a formare una gru di origami. Verrà appesa insieme ad altre 999 gru che i ragazzi della scuola stanno creando per una installazione nell’atrio che sia respiro di speranza, desiderio e pace. E’ l’intenso epilogo di un incontro di quasi due ore tra il musicista Ezio Bosso e tutti gli alunni dell’Istituto comprensivo Racconigi - plesso “Drovetti”, scuola secondaria di primo grado”.
L’insegnante ricorda che il musicista, torinese di nascita, dopo essere arrivato a scuola salutò i ragazzi con un sonoro “Ciao”, spiegando che quello è il saluto antico veneziano di chi dice “sono al tuo completo servizio”.
L'installazione di gru origami allestita nell'atrio della scuola media "Drovetti" di Torino.
“Fu un inizio che diceva bene la sua qualità di uomo, al servizio della musica e di chi gli sta intorno - osserva la docente - la grande gratuità del suo essere presente oggi a scuola per parlare con i ragazzi della musica e della vita”.
Gli alunni suonarono alcuni brani con l’orchestra e per Ezio Bosso quello fu lo spunto per costruire con i ragazzi un dialogo sui generi musicali da loro più amati, sulla bellezza di abbandonare i pregiudizi, nella musica come nella vita, “perché anche Bach può essere un po’ rock”.
“Andò al pianoforte e suonò - ricorda Letizia Chiara Colombo - e i ragazzi, in un silenzio assoluto e intenso, ascoltarono un Bach appunto un po’ rock e un Bach delicatissimo e forse scoprirono che la bellezza non ha né confini né etichette. Semplicemente è bella e ci parla”.
“Eseguì anche sue composizioni, Bosso, e i ragazzi gli si avvicinarono come in un abbraccio - aggiunge - seduti per terra tutti intorno al pianoforte, con gli occhi spalancati come noi li vorremmo sempre nelle ore di scuola, pronti a scoppiare in un applauso che scaturiva dal cuore della loro spontaneità davanti all’artista, a una creazione che si compiva davanti a loro perché la musica è ogni volta nuova e diversa e ogni volta che suoniamo facciamo qualcosa di nuovo”.
Ezio Bosso chiese a ogni alunno il nome e sorrideva. Raccontò che “il sorriso, per sorgere, richiede più muscoli che il piede per camminare” e che quindi “ci porta più lontano”.
I ragazzi gli fecero una serie di domande e lui rispose parlando della musica e della vita, della disabilità, degli sguardi, della paura e quando alla fine alunni e insegnanti tornarono in classe decisero di raccontare quell’esperienza.
“Sulla lavagna già campeggiavano le scritte “Ezio sei grande! TVB!” - afferma sempre la docente - Una ragazza aveva scritto “Caro Ezio, mi hai fatto tornare il sorriso che avevo perso tanto tempo fa”. E altri: “Quando hai suonato mi sono sentita viva e libera ed ero felice”, “Con le tue parole mi hai fatto capire di non arrendermi mai, davanti a qualsiasi problema”, “Ho capito che la felicità si trova anche nelle piccole cose”, “Ho visto che dentro di te hai la felicità”.
“Sul senso del fare scuola - conclude Letizia Chiara Colombo - Ezio ci rispose: “Non c’è qualcuno che impara e qualcuno che insegna. Tutti si impara insieme. C’è chi ha più conoscenze, certo, ma le condivide con entusiasmo e passione e insieme le si vive”. Sembrò evidente che la parola insieme gli stava molto a cuore. E insieme fu anche il cuore di quel nostro incontro”.
Verona 2019, il maestro Ezio Bosso dirige i Carmina Burana.
A Ezio Bosso si legano curiosamente anche alcuni ricordi di Giuditta Scola e Giuseppe Colombo, i genitori di Letizia Chiara. Trasferitasi a Civate da Mandello dopo il matrimonio, Giuditta nel maggio 2014 aveva avuto la fortuna di assistere, appunto con il marito, a un concerto privato che il grande musicista aveva tenuto nell’affascinante chiesa romanica di San Giorgio ad Almenno San Salvatore, nella Bergamasca.
“Due nostri cari amici, Daniela e Gianni, particolarmente legati a Ezio al punto da considerarlo alla stregua di un fratello - ricorda Giuditta - avevano voluto riservare appunto a un gruppo di amici questa sorpresa. Non ci avevano detto nulla, soltanto di essere presenti a quell’appuntamento per festeggiare il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio. Fu un incontro di una bellezza sorprendente e impagabile, che ricordo ancora con profonda commozione”.
“Con la musica da lui composta e con la sua calda e personale spiegazione - aggiunge la civatese - ci aveva incantato, emozionato e sorpreso. Il tema svolto era quello della neve, della pioggia, del temporale, del vento. Se si chiudevano gli occhi pareva di essere avvolti da questi agenti atmosferici. Sentivo quella musica scendere dentro di me e mi sembrava che il cuore mi scoppiasse per la gioia provata. Ci aveva narrato, in un modo molto familiare, della sua vita e della sua esperienza: la scoperta della malattia, il periodo buio che ne era seguito e poi la ripresa, molto faticosa ma decisa, con un cambio completo di prospettiva”.
Ezio Bosso al termine dell'applaudita esibizione dell'estate scorsa all'Arena di Verona.
La scorsa estate, poi, Giuditta Scola era all’Arena di Verona la sera in cui Bosso diresse i Carmina Burana. “Lo avevamo ammirato nella sua magistrale direzione - ricorda - nell’atmosfera che soltanto quel luogo sa dare. La potenza del coro, l’orchestra, la musica mi hanno fatto rabbrividire, nonostante il caldo di agosto. Al termine del concerto Bosso aveva annunciato, tra l’ovazione di tutti, il suo progetto di dirigere la Nona di Beethoven, sempre a Verona, nell’estate 2020. Un sogno, purtroppo, interrotto”.
“La sua intelligente sensibilità - conclude - il suo amore per la bellezza e le arti, la sua attenzione alle donne e agli uomini meno fortunati e la sua grande musica rimarranno sempre con noi, patrimonio di tutti”.

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