mercoledì 13 maggio 2020

Schiera: “Quella volta in Val Masino il “Berna” capì che potevo far parte del progetto Egger”

Luca Schiera (a sinistra) con Matteo Bernasconi e Giuliano Bordoni al rifugio Sciora in Val Bondasca.
(C.Bott.) A inizio marzo 2013, di ritorno dalla spedizione in Patagonia che con Matteo Della Bordella l’aveva visto conquistare l’inviolata parete ovest della Torre Egger, all’aeroporto milanese di Linate aveva ricevuto dall’allora presidente dei Ragni, Fabio Palma, il maglione rosso dello storico gruppo della Grignetta di cui lui avrebbe fatto parte a partire dai giorni successivi.
Luca Schiera aveva allora 22 anni e abitava ad Anzano del Parco. Da quella sera, dunque, quella dei Ragni diventava a tutti gli effetti anche la sua grande famiglia.  Miglior modo di festeggiare la vittoriosa spedizione extraeuropea non avrebbe insomma potuto esserci.
Ma anche per Luca, che da cinque anni vive a Erba, oggi è un giorno triste. E’ il giorno del ricordo di Matteo Bernasconi, suo compagno di tante avventure, di tante serate. E di tante scalate, a partire proprio da quella di sette anni fa alla Egger che per il “Berna” si era purtroppo conclusa con il suo rientro anticipato in Italia.
“Il mio ricordo più bello - dice Luca - risale a tanti anni fa e si lega indirettamente proprio a quella spedizione del 2013. Ci trovavamo per caso sotto a un blocco in Val Masino. Io ragazzino timido, lui alpinista già fortissimo. Ci conoscevamo soltanto di vista, eppure iniziò a parlarmi e lo fece per tutto il pomeriggio, quasi fossimo stati amici da una vita”.
“Non ricordo bene di cosa parlammo in quella circostanza - aggiunge Schiera - ma qualche anno dopo, quando lui e Matteo Della Bordella mi fecero il regalo di chiedermi di unirmi a loro per il progetto Torre Egger, capii che in Val Masino aveva soltanto voluto conoscermi”.

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