22 aprile 2019

Azioni partigiane e rastrellamenti nazifascisti, quella pubblicazione sempre attuale


Edita nel 1981, vi era ricordato ogni evento della lotta di Resistenza. La “firma” del generale Umberto Morandi
Il generale Umberto Morandi in Val Varrone dopo la Liberazione.
di Claudio Redaelli
Una pubblicazione voluta dall’Anpi, d’intesa con la civica Amministrazione, e dedicata alla memoria di tutti coloro che furono sterminati, trucidati o deportati negli anni del secondo conflitto mondiale e di quanti, anche negli anni successivi, sono morti mentre ancora testimoniavano la loro fedeltà agli ideali della lotta di Resistenza.

Una pubblicazione dedicata però anche ai giovani desiderosi di costruire, come quei loro compagni di allora caduti combattendo o torturati o vittime di delazione, un’Italia migliore, democratica e libera.
Edita nel 1981, Azioni partigiane e rastrellamenti nazifascisti dal settembre ’43 all’aprile ’45 nel territorio lecchese (questo il titolo della pubblicazione) portava la “firma” di Umberto Morandi, che nell’estate del 1944 aveva assunto il comando del raggruppamento divisioni d’assalto Garibaldi Lombardia, che comprendeva due divisioni partigiane in montagna che operarono in provincia di Como, in gran parte di quella di Sondrio e nella zona nord-ovest della Bergamasca, oltre ad alcune brigate non indivisionate e a tutte le formazioni Gap e Sap del Comasco.
Arrestato a Lecco il 12 gennaio del ’45 e trasferito dal carcere di Como a Milano San Vittore, Morandi entrò a far parte del Comitato di liberazione del carcere stesso e gli venne affidato il comando della Brigata San Vittore, costituitasi tra i prigionieri politici.
Al suo rientro a Lecco a seguito della Liberazione, il Governo militare alleato gli attribuì il comando zona del Lago di Como. Morì il 5 ottobre 1965, vent’anni dopo la Liberazione.
La pubblicazione di cui si è detto ricorda ogni evento della lotta di Resistenza. “Certo il nostro territorio - ebbe a scrivere l’allora sindaco Giuseppe Resinelli - non fu teatro di eventi grandi e tragici come quelli che altrove fecero epopea. Ma come non pensare alla primissima formazione partigiana d’Erna ove, quasi a realizzare un auspicio, si diedero convegno vecchi e nuovi combattenti antifascisti? Come non ricordare le violente e feroci repressioni che insanguinarono la nostra terra e produssero una incredibile e ammonitrice sfilata di morti, un contributo di sangue incredibilmente elevato che minacciava di essere dimenticato?”.
E ancora: “Come non pensare alla lunga, tragica marcia verso i campi di sterminio degli scioperanti della Bonaiti e degli altri stabilimenti industriali lecchesi? Come non pensare ai quattro eroici lecchesi fucilati a Fossoli?”.
Ecco allora lo scopo di Azioni partigiane e rastrellamenti nazifascisti dal settembre ’43 all’aprile ’45 nel territorio lecchese: andare nelle mani del maggior numero possibile di ragazzi, di Lecco e del territorio, per consentire loro, attraverso la memoria dei padri e dei nonni, la ricostruzione di determinati eventi per rivivere quei giorni, per farne partecipi se stessi e gli altri, per trarli dal ricordo polveroso e farli diventare memoria viva. E tempo presente.
Nella pubblicazione vengono elencate le azioni partigiane, oltre ai rastrellamenti nazifascisti, ai partigiani caduti, alla costituzione delle formazioni, alle zone di espatrio clandestino, agli aviolanci e alle truppe esistenti nel territorio.
Si parla poi delle centrali elettriche protette, dei danni subìti dalla popolazione civile, delle missioni alleate e infine del grande rastrellamento dell’autunno 1944.
Grazie al generale Morandi fu insomma possibile scoprire l’antefatto nella terra lecchese della Costituzione repubblicana, testamento dei centomila caduti della lotta di Resistenza.

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