giovedì 25 aprile 2019

Mandello. “25 Aprile, non un inno al passato ma un richiamo alla solidarietà”


Al cimitero del capoluogo l’intervento commemorativo del sindaco, Riccardo Fasoli
di Claudio Bottagisi
 “Da 74 anni commemoriamo la liberazione ottenuta con la lotta, con il sangue e con il sacrificio. Libertà, un concetto a volte abusato e a volte dimenticato. E un termine che può avere molti significati: la libertà di affermare i propri diritti, le proprie opinioni, la libertà di muoversi, la libertà di vivere e di amare, la libertà di credere nel proprio Dio. Essa è uno dei diritti fondamentali dell’uomo e consiste nella capacità di agire e di pensare senza farsi condizionare dalle mode comuni”.

Così Riccardo Fasoli ha introdotto questa mattina, al cimitero del capoluogo, il suo intervento commemorativo in occasione dell’anniversario della Liberazione.
Il sindaco di Mandello ha innanzitutto sottolineato come per poter intraprendere la strada del progresso, quella che conduce al bene comune, sia fondamentale riconoscere lo stretto legame esistente tra noi e coloro i quali siamo stati abituati a considerare estranei alla nostra vita.
Il sindaco Riccardo Fasoli pronuncia il suo intervento commemorativo.
“La frase “la mia libertà finisce dove inizia quella altrui” si presta a tanti fraintendimenti - ha detto - ma quel che è certo è che una comunità unita, rispettosa e propositiva può raggiungere un benessere maggiore rispetto a quello perseguibile dal movimento sparso e individualista dei suoi singoli componenti. Ognuno di noi ha il proprio ruolo e la propria responsabilità in questa crescita. Quello dei cittadini consiste nell’esplicitare il più possibile le proprie necessità e nel dare il proprio contributo per soddisfarle”. 
“Quello delle associazioni, degli enti e delle amministrazioni - ha precisato il primo cittadino - è prodigarsi nel recepire tali richieste e dare risposte concrete e costruttive. Quello invece della politica consiste nello svolgere il compito più difficile:  riconoscere ciò di cui la popolazione ha bisogno e anticipare, quando possibile, tali necessità. I proclami e le soluzioni facili dovrebbero lasciare spazio a scelte lungimiranti e non ancorate soltanto al presente”.
Fasoli ha quindi auspicato “più momenti di spiegazione delle scelte assunte, per trasmettere sempre quel sentimento di libertà condivisa che richiede, ancora oggi, piccoli e grandi sacrifici dei singoli per il bene di tutti”.
“Chiedersi ogni giorno cosa possiamo fare per far stare meglio gli altri - ha concluso - e non fermarsi a pensare a ciò che gli altri possono fare per noi. Restare uniti, sorreggerci e aiutarci è l’unico modo per ricordare, l’unico modo per tenerci stretta la libertà del nostro tempo”.
Infine una considerazione: “La commemorazione del 25 Aprile non è un inno al passato, ma un richiamo all’unità, alla fratellanza, alla solidarietà e al rispetto reciproco. E’ un richiamo al vero senso di libertà”.
Prima della commemorazione ufficiale, sempre nel cimitero del capoluogo era stata celebrata la messa. All’omelìa, il parroco don Giuliano Zanotta aveva richiamato l’attenzione verso gli ultimi e incoraggiato a vivere sempre e fino in fondo la propria esistenza.
“Tante volte i cristiani hanno paura - aveva detto il sacerdote - ma è bello pensare che tutti noi possiamo scrivere con il nostro atteggiamento la pagina che manca al Vangelo di Marco: portare cioè il senso e il messaggio della morte e resurrezione di Cristo nella semplicità. E con coraggio”.

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