martedì 15 ottobre 2019

Lierna. “Chi si è reso responsabile di quello scempio dovrà renderne conto”

Il Comitato che si oppone ai lavori in piazza IV Novembre e all’abbattimento degli alberi scrive ai ministri Costa e Franceschini, oltre che alla Regione e alla Soprintendenza
(C.Bott.) Il “caso” dei lavori di rifacimento di piazza IV Novembre a Lierna e in particolare del conseguente abbattimento di numerosi alberi finisce a Roma sui tavoli dei ministri Sergio Costa e Dario Franceschini.
Per dare peso e ulteriore significato alla protesta e alla loro opinione contraria ai lavori che stanno interessando la piazza stessa, i promotori della petizione indetta nelle scorse settimane hanno infatti inviato una lettera al ministro dell’Ambiente e al titolare del dicastero per i Beni e le attività culturali.
La missiva è stata altresì recapitata alla Regione Lombardia,  ai Comandi carabinieri per la tutela dell’ambiente di Roma e di Milano, al Comando dei Cc per la tutela del patrimonio culturale, al Nucleo carabinieri T.P.C. d Monza e alla Soprintendenza archeologica, Belle arti e paesaggio.
Nella missiva - accompagnata dalle firme raccolte sia con la petizione online sia con quella cartacea, oltre che da una serie di fotografie della piazza e dei “lavori in corso” - il Comitato non esita a parlare apertamente di “uno scempio” e si dice innanzitutto sconcertato dall’avere appreso dal sindaco, Silvano Stefanoni, che quello stesso scempio è stato autorizzato e avallato dalla Soprintendenza.
Conosciamo tutti quanto le procedure di tutela dei beni culturali e paesaggistici siano puntigliose - si legge nella lettera - e per esperienza personale o tramite amici o parenti in molti sanno che talvolta anche modificare una persiana o i coppi di un tetto per i cittadini che risiedono in taluni edifici diventa un percorso a ostacoli. Ma va bene se il disagio di qualcuno è il prezzo da pagare per la tutela di un bene che appartiene a tutti”.
Quanto accaduto a Lierna , a giudizio del comitato, non ha tuttavia niente a che vedere con tutto ciò. “L’autorizzazione e l’avallo della Soprintendenza, se effettivamente ci sono stati - si legge - paiono ai nostri occhi rilasciati con molta superficialità. Piazza IV novembre, una piazza storica realizzata nel 1929 dall’architetto Giannino Castiglioni, necessitava sicuramente di una valorizzazione, tuttavia non è così che definiremmo l’intervento attuato. Valorizzare è un concetto che parte dall’idea di preservare e tutelare quanto esistente. Qui si è preservato e tutelato ben poco. Piante quasi secolari, esistenti dal 1929 e parte integrante e viva del progetto di Castiglioni, sono state abbattute per fare spazio a una cementificazione con qualche nuovo alberello”.
E ancora: “Davvero architetti e ingegneri non sanno fare di meglio che radere al suolo alberi per creare una piazza pedonale? Pensando nel nostro piccolo, se volessimo riprogettare i nostri giardini e rivolgendoci a un architetto ci sentissimo proporre di radere al suolo tutto e piastrellare, non solo non gli pagheremmo la parcella ma lo inviteremmo anche a lasciare la laurea nella raccolta differenziata e a dedicarsi alla posa dell'asfalto. Per tanto così potevamo fare anche da soli”.
Poi altre considerazioni: “Il sindaco ha dichiarato che le piante erano “ammalorate”. Sulla base di quali perizie? Di quali competenze? Le piante apparivano in perfetto stato di salute e le foto dei tronchi abbattuti lo confermano. Non c’è peraltro nessuna ragione urbanistica nell’abbattimento di tutti gli alberi. Il nuovo progetto in fase di realizzazione prevede infatti la realizzazione di una piazza pedonale che ben si sarebbe potuta realizzare tutelando i cipressi e i tigli esistenti… Consideriamo inoltre il valore diseducativo di un tale modo di operare. I bambini, i ragazzi che hanno visto l’abbattimento cosa dovrebbero pensare? A scuola insegniamo loro che gli alberi sono importanti, si organizzano progetti educativi per la tutela dell’ambiente e poi il Comune li rade al suolo?”.
“Vorremmo sapere dalla Soprintendenza - continua il testo della lettera - com’è possibile che abbiate autorizzato un simile intervento che tutto pare tranne che tutelare il bene culturale e paesaggistico e men che meno educare alla preservazione. Su quali perizie avete riscontrato un cattivo stato di salute delle piante? Perché non avete chiesto che il progetto, proprio per valorizzare la piazza storica, non prevedesse di mantenere le piante originarie? Al ministero dell’Ambiente e al ministero dei Beni culturali, così  come alla Regione Lombardia, chiediamo che, anche attraverso i comandi dei Carabinieri preposti, pongano in essere quanto necessario per verificare la legalità di questo intervento, a partire dalla decisione di affidare l’incarico diretto a un progettista, senza valutare un possibile concorso di idee, sino alle autorizzazioni degli organi sovracomunali in quanto, per quanto a noi noto, il progetto è stato rivisto varie volte e non è ben chiaro a quale variante del progetto la soprintendenza abbia dato il proprio benestare”.
“Abbiamo raccolto firme, scritto ai giornali, al Comune, agli enti sovracomunali per bloccare questo intervento - concludono i firmatari della missiva - ma nessuno si è fermato per rivedere il progetto. Chiediamo allora che ogni ente coinvolto si assuma la propria responsabilità, lode e infamia di quanto accaduto, e che venga accuratamente verificata la legalità dell’intervento soprattutto dal punto di vista ambientale. Per salvare gli alberi ormai è tardi, ma se ci sono state mancanze, superficialità o false informazioni chi ne ha avuto la responsabilità deve renderne conto”.

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