venerdì 8 marzo 2019

Da tre anni senza Gigi Alippi. “Il suo ricordo vale un patrimonio”

Gigi Alippi, a sinistra, con il lecchese Renato Frigerio.

(C.Bott.) “Un giorno come un altro. Sembrava un giorno come un altro quel 28 marzo di tre anni fa. Era giorno inoltrato quando arrivò la triste notizia: Gigi Alippi, in ospedale fin dal 14 febbraio, non era riuscito a vincere la partita più dura e ci aveva lasciati. La dolorosa notizia che nessuno avrebbe voluto sentire. Su quel giorno normale calarono la notte e il freddo nel cuore. Eppure sapevamo che le sue condizioni fisiche non erano delle più tranquille, però volevamo fingere di non sapere, illusi. Ma di illusioni, dentro e attraverso, non si può vivere. Dopo, restano i ricordi”.

Renato Frigerio, lecchese, uomo di montagna e grande amico di Gigi Alippi, ricorda con queste parole l’approssimarsi del terzo anniversario della scomparsa del Ragno della Grignetta.
Alippi, padre di due figli, era nato il 26 febbraio 1936 a Crebbio di Abbadia Lariana e aveva 80 anni. 80 anni vissuti ininterrottamente, per convinta scelta, ai Piani Resinelli.


Di lui si è parlato e si continuerà a parlare. Magari sottovoce, come lui meritava.

“Gigi era uno di noi - ricorda sempre Frigerio - Aveva abbandonato l’arrampicata, pur portandosela dentro come una vera passione. Pochi ma ben scolpiti i princìpi che hanno guidato la sua vita. Sapeva valutare in forma inequivocabile le persone per quello che sono e non per ciò che dicono”.
E aggiunge: “E’ stato uno degli alpinisti lecchesi migliori della sua generazione. Aveva due amori, la caccia e la montagna, ma si entusiasmava a ogni impresa alpinistica dei lecchesi. Apparteneva con legittimo orgoglio al gruppo Ragni. Guida alpina qualificata, era stato ammesso al gruppo internazionale del GHM, il Groupe de haute montagne, nel 1966, oltre ad annoverare un prestigioso curriculum con all’attivo scalate, viaggi e avventure sulle montagne d’Europa, America, Africa e Asia, sempre positivamente e sensibilmente insieme a Riccardo Cassin, Carlo Mauri, Casimiro Ferrari e altri ancora, con un intenso e importante compendio che ci consente di conservare di Gigi un ricordo che vale un patrimonio”.
Alippi con la videomaker Paola Nessi.
Osserva ancora Renato Frigerio: “Per chi lo ha conosciuto in modo confidenziale e con sincera e privilegiata amicizia si tratta di momenti che non si possono dimenticare e che mai più, senza di lui, sarà possibile gustare. Gigi ha scritto anche il libro Il profumo delle mie montagne, edito da Alpine Studio di Lecco nel 2014, che ricorda la sua vita e ne racconta il percorso. Ed è certamente degna di segnalazione l’opera biografica realizzata a ricordo di Gigi Alippi: un ritratto, nella forma di docufilm, Il senso della libertà (durata 65 minuti) di Paola Nessi, presentato al Trento film festival nel 2017”.
E’ bello ricordare, in conclusione, quanto ebbe a dire ai Piani Resinelli il giorno dei funerali don Agostino Frasson, responsabile di “Casa don Guanella” di Lecco. “Io di Gigi, ex allievo del “Don Guanella”, ho conosciuto soltanto il suo lato più tenero. Ho conosciuto un uomo che quando arrivava al “Don Guanella” ritornava bambino e si commuoveva e che ai nostri ragazzi ha saputo comunicare l’esperienza di un nonno capace di parlare ai più piccoli”.

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