mercoledì 3 aprile 2019

E’ morto il pittore Renato Bartesaghi, grande artista e uomo vero


Renato Bartesaghi, morto all'età di 94 anni.

di Claudio Bottagisi

Lutto nel mondo dell’arte. All’età di 94 anni (avrebbe compiuto i 95 in novembre) è morto a Lecco nel primo pomeriggio di oggi il pittore Renato Bartesaghi.

Da sempre residente in città (dapprima in quartiere Rancio, quindi ad Acquate), aveva girato in verità mezza Italia, o per meglio dire mezzo mondo. Aveva vissuto a Rapallo, a Olcio di Mandello per una quindicina d’anni e a Montréal, in Canada, dove aveva anche insegnato, così come a Zurigo. E aveva esposto ovunque.
Sue personali sono state allestite a Roma, Milano, Como, Londra, Friburgo, New York, Stoccolma e appunto Zurigo e Montréal, oltre che in vari centri del Lecchese, in particolare a Mandello, a Barzio, ai Piani Resinelli, località che ha tanto amato, e naturalmente nel capoluogo lariano, dove ha allestito una sua mostra anche una quindicina d’anni fa presso la Biblioteca civica, seguita un paio d’anni dopo da quella di Mandello.
Il pittore Bartesaghi in una foto che lo ritrae con la figlia Maria Rosa.
Di lui Dino Buzzati, scrittore, giornalista e a sua volta pittore, aveva scritto: “E’ di Lecco e descrive, liricamente trasfigurati, i suoi monti, le valli e i paesi… Tutto è visto come attraverso uno schermo brumoso di sogno, ridotto alle linee essenziali. La sua poetica contemplazione, l’unità compositiva accoglie tutto, trasformando ogni cosa con la profondità del pensiero, sino a diventare arte”.
“Andando in giro per l’Italia e per il mondo - ci aveva confidato in un nostro cordiale incontro in occasione dei suoi 90 anni - trovavo sempre qualcosa di nuovo e di affascinante”. E realizzava, per dirla con le parole di presentazione di una sua antologica, “trame narrative semplici e tali da poter essere comprese senza bisogno di mediazioni estetico-filosofiche, calibrate sul senso più profondo dell’autentica presa di contatto con il mondo, con i paesi, con le cose”.
Sue opere sono esposte in locali e strutture pubbliche, ma anche in alcuni edifici di culto. Per citarne uno soltanto, la piccola chiesa lecchese di San Martino, che domina la città, accoglie un suo dipinto realizzato in ricordo di padre Augusto Gianola, il missionario del Pime solito salire proprio lassù per ritemprare lo spirito e rigenerarsi.
Era artista vero, Renato Bartesaghi, come vera e grande è stata la sua carriera. Molteplici sono i riconoscimenti da lui ottenuti in varie biennali o in premi e concorsi di pittura anche a livello internazionale.
A proposito della sua pittura Lucio Breno ebbe a scrivere: “Qualcuno ha detto che Bartesaghi “scrive con il pennello”. Io direi che compone ritmi di pura poesia con segni corti, lievi, trasparenti, inafferrabili…”. E ancora: “Lui non ha bisogno di particolari citazioni perché la sua pittura si presenta con autorità da sola. La trasfigurazione delle cose in una gamma cromatica di lieve e pura limpidezza parla il linguaggio della natura sentita come base di ricerca compositiva, come esigenza di espressione poetica”.
Padre di cinque figli, Renato Bartesaghi fu un meccanico provetto. Lavorò in varie aziende di Mandello (tra le altre la Moto Guzzi e la Cemb) e di Lecco, ma se la cavava  benissimo anche svolgendo altre mansioni che non fossero quelle legate alla sua professione, dunque alla meccanica.
Amante della montagna e in particolare delle Dolomiti, conobbe non pochi esponenti dell’ambiente alpinistico lecchese. Anni fa il “ragno” Dino Piazza scrisse di lui: “L’amicizia per Renato ha valore, ma gli amici se li sceglie lui, non possono avere caratteristiche lontane dal suo pensiero. Per lui ciò che più conta è incontrare persone sincere e leali. Il suo comportamento, carico di una semplicità impressionante e accompagnato dalla bontà, mette in risalto la sua persona”.
Poi, rivolgendosi direttamente a Renato, Piazza aggiungeva: “Oltre a essere un artista sei soprattutto un uomo: con i tuoi comportamenti ti sei caricato di una ricchezza interiore, un valore che è dentro di te e che non si può acquistare. E io ti ringrazio per avermi donato la tua amicizia e le sensazioni emotive che provo quando guardo una tua opera”.
Amava giocare a carte, Bartesaghi. “Certo, mi piace giocare - ci aveva confermato l’artista lecchese in occasione di quello stesso incontro di quasi cinque anni fa - E mi piaceva e mi piace la vita avventurosa, proprio come l’ho voluta io, andando qua e là per il mondo per trovare sempre nuove ispirazioni”.
E nel suo continuo peregrinare in giro anche per l’Italia c’è Rapallo, che lui non esitava a definire la sua seconda casa. Anzi, “la mia seconda patria”. Nei suoi ricordi vi erano poi gli anni della lotta partigiana, da lui combattuta tra la Toscana e l’Emilia.
E la pittura? Quella restava il suo grande amore e naturalmente vi si dedicava anche una volta tagliato il traguardo dei 90 anni. “Non tutti i giorni - ci spiegava - ma abbastanza di frequente”. “Qualche volta - ci aveva aggiunto guardando due disegni in bella mostra sul suo tavolo - anche di notte. Capita che mi sveglio e fare qualcosa mi fa star bene”. Questo era Renato Bartesaghi, artista e uomo vero.
I funerali si svolgeranno venerdì 5 aprile alle 14.30 nel “suo” rione lecchese di Acquate, dopodiché Bartesaghi riposerà nel cimitero di Rancio alto accanto a sua madre Maria e a suo padre Enrico.

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