sabato 9 marzo 2019

Guido Erba. Tra maggio e giugno alla “Nassa” fascino e poesia, suggestioni e armonia


L’artista lecchese esporrà alla galleria di piazza Era a Pescarenico. “Paesaggi nostri” il tema della “personale”
Guido Erba
di Claudio Redaelli
E’ denominata “Paesaggi nostri” e sarà allestita dall’11 maggio al 2 giugno alla galleria d’arte “La Nassa” in piazza Era, a Pescarenico di Lecco.
Lui è Guido Erba e la sua prossima mostra si annuncia di grande fascino e assoluto impatto su quanti la visiteranno. C’è in effetti fascino e c’è poesia, nelle opere pittoriche di Erba. Ci sono suggestioni e c’è armonia.
Era il 2010 quando l’artista lecchese espose in città alla Torre Viscontea. A quella “personale”, che ottenne lusinghieri consensi di critica e di pubblico, ne seguirono due negli anni successivi: “Il mio lago” nel 2013 e “La mia città… e dintorni” nel 2017. Altre due bellissime mostre, allestite entrambe alla galleria d’arte “La Nassa” di Pescarenico.
Tre “capitoli” tutti da sfogliare nel libro in cui è idealmente racchiusa la carriera artistica di Erba, tre atti d’amore per una terra - quella lariana - che nessun altro ha saputo interpretare e “cantare” come appunto ha fatto (e continua a fare) questo valente pittore.
Nelle sue opere ci sono le piazze, spesso animate di gente indaffarata e distratta, ci sono vie affollate, ci sono le montagne, i rioni più suggestivi della sua città e gli scorci di un lago capace di riflettere non soltanto le case delle sue rive ma anche impensabili stati d’animo.
Ci sono il sole e la neve, il giorno, la notte e l’imbrunire. E ci sono le quattro stagioni, ciascuna con i colori - a volte forti e nitidi, in altri casi decisamente più tenui - e le tonalità che le identificano.
Forse non è un caso, allora, che Guido Erba per questa sua nuova “personale” torni con Paesaggi nostri alla “Nassa”, in quel rione manzoniano da lui così tante volte “fermato” sulla tela quasi a immaginare un futuro che non può prescindere dal passato. E dal presente.
Quanta poesia, poi, nelle sue opere! Quanto fascino in quella piazza Cermenati in una sera di primavera, nei fiocchi di neve che imbiancano piazza XX Settembre o la centralissima via Roma, nella vecchia stazione ferroviaria di Lecco un mattino d’inverno, nei colori autunnali dell’imbarcadero come nelle vele al tramonto o nel sole di primavera che filtra sotto un mandorlo in fiore. E ancora negli scorci di Malgrate e Varenna, di Mandello e di Pian Sciresa.
Erba sa “esplorare” la città e il territorio come pochi altri, sa descrivere nei suoi dipinti la vita di ogni giorno. E sa far vibrare di sentimenti e di emozioni le sue tele, perché la sua pittura induce a profonde riflessioni, sollecita a cogliere le trasformazioni epocali ed è altresì una sollecitazione a immaginare un futuro che non deve prescindere dagli insegnamenti e dalle lezioni del passato.
Lui e la sua tavolozza sanno affascinare perché sanno cogliere le suggestioni di quello che a un occhio disattento potrebbe sembrare un semplice scorcio cittadino o un qualsiasi angolo rurale. Nella pittura di Erba non c’è proprio nulla di superficiale, non c’è nulla di scontato né di banale.
Taluni quadri appaiono a prima vista quasi pervasi da una velata malinconia, che però a ben guardare rivela invece la spiccata sensibilità di questo artista, con il lago, i monti e il paesaggio circostante a definire il sogno di ogni pittore, ossia fermare sulla tela il bello in cui siamo immersi.
Ecco allora la nostalgia lasciare il posto alle emozioni e all’armonia. E alla speranza.

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