mercoledì 26 giugno 2019

Festival internazionale “Musica sull’acqua” nel segno del “Movimento”


Nei luoghi di maggior interesse sul lago, fino al 20 luglio concerti e incontri musicali tra rarità e brani celebri. Primo appuntamento sabato 6 luglio all’Abbazia di Piona
La violinista Alina Pogostkina.
Sarà il Movimento il filo conduttore dell’edizione numero 15 del Festival internazionale “Musica sull’acqua” che dal 6 al 20 luglio animerà con concerti, incontri, caffè musicali, laboratori e atelier riservati ai più piccoli luoghi di grande fascino intorno al Lago di Como quali l’Abbazia di Piona a Colico, la chiesa di Santa Maria del Tiglio a Gravedona e la Basilica di San Nicolò a Lecco, alle quali si aggiunge Morbegno, alle porte della Valtellina.
Protagonisti dell’evento musicisti di fama internazionale, tra i quali Alina Pogostkina, una delle violiniste di maggior talento dei nostri giorni, Pablo Ferrández, violoncellista rivelazione degli ultimi anni, giovanissimo e già vincitore del XV Concorso Tchaikovsky, il violinista Julian Rachlin (con una carriera internazionale trentennale) e la celebre bacchetta venezuelana Diego Matheuz, per il secondo anno consecutivo alla guida della MACH orchestra, formazione nata nel 2018 in seno al Festival, in cui giovani talenti provenienti da ogni parte del mondo si confrontano e suonano insieme a musicisti prime parti di celebri orchestre internazionali, unendo le esperienze didattico-musicali nate intorno al pensiero artistico di Claudio Abbado con quelle del venezuelano Sistema Abreu.
Francesco Senese
Legandosi al percorso artistico triennale incentrato sul “Viaggio”, l’edizione di quest’anno approfondirà il viaggio visto da chi è costretto a percorrerlo sia fisicamente sia spiritualmente. Un “Movimento” forzato dell’anima e del corpo che porta a cambiare punto di vista e condizioni di vita.
“Il Festival svilupperà un programma che affronta percorsi e movimenti di contaminazione sviluppati da artisti che hanno viaggiato per seguire la loro vena creativa formandosi e incontrandosi, condividendo esperienze con personalità e popoli diversi, giungendo così al culmine della loro capacità espressiva”, spiega Francesco Senese direttore artistico del Festival, violinista dell’Orchestra Mozart.
Da Reynaldo Hahn, compositore venezuelano quasi sconosciuto che migrò alla fine del ‘800 in Francia per sviluppare il suo talento musicale a George Enescu, rumeno, anch’egli migrante nei primi del ‘900 nella capitale culturale europea Parigi, da Dmitri Šostakovič russo e migrante nell’animo, ad Antonín Dvořák, ceco, che divenne “americano” per alcuni anni alla fine dell’800, dall’italiano Luciano Berio, con le sue Folksongs da varie parti del mondo, a Darius Milhaud, francese, con la sua Création du monde, infine Ludwig van Beethoven, compositore universale per eccellenza.
Diego Matheuz, maestro venezuelano.
Il programma del Festval
A inaugurare il Festival sabato 6 luglio all’Abbazia di Piona (ore 21) sarà un quintetto d’eccezione, a partire dalla presenza del celebre violinista Julian Rachlin, per la prima volta ospite del Festival, insieme al violino di Francesco Senese, la viola di Sarah McElravy, il violoncello di Patrizio Serino e al pianoforte André Gallo.
Aprirà il concerto il Quintetto in sol minore opera 57 di Šostakovič, scritto nel 1940, una pagina di chiarezza e limpidezza compositiva dopo lo sperimentalismo degli anni giovanili, cui seguirà il Quintetto in fa minore opera 34 di Johannes Brahms, che impegnò l’autore tedesco fra il 1864 e il 1865 in una gestazione travagliata e complessa che tuttavia portò alla scrittura di uno dei capolavori di musica da camera di tutto l’Ottocento e non solo.
Ancora all’Abbazia di Piona, domenica 7 luglio (ore 21), il tradizionale appuntamento che chiude gli atelier del Festival, a loro volta quest’anno incentrati sul tema del “movimento”.
Il quartetto "Musica sull'acqua.
Protagonisti i ragazzi che hanno seguito i laboratori di Christian Guyot per le percussioni, di Tony Lopresti per la parte mimica e di Velasco Vitali per il laboratorio artistico, ai quali si aggiungerà la voce e la testimonianza di Joy Ehikioya, nigeriana ventiduenne, in Italia dal 2016 dove sta completando gli studi universitari. La sua storia, raccolta nell’Archivio dei Diari dei migranti di Pieve Santo Stefano in Toscana, e pubblicata per la casa editrice Terre di mezzo, è messa in scena in quest’appuntamento del festival, con il titolo Joy “dita incrociate, occhi aperti, cuore che batte” in prima assoluta, con la musica di Felix Mendoza, la drammaturgia di Guido Barbieri e la scenografia di Velasco Vitali.
Il violinista Julian Rachlin.
Di grande suggestione si preannuncia il concerto notturno di giovedì 11 luglio nella splendida cornice della chiesa Santa Maria del Tiglio a Gravedona. Alle 22.30 una pagina di raro ascolto alla riscoperta di George Enescu e del suo giovanile Ottetto per archi opera 7, tra atmosfere ispirate dalla musica popolare rumena e quelle di tradizionale occidentale.
Ne saranno interpreti otto musicisti di prim’ordine, a partire da Alina Pogostkina, per la prima volta ospite del Festival, violinista dall’eccezionale talento, vincitrice del Concorso internazionale Sibelius di Helsinki nel 2005 e da allora lanciata verso una brillante carriera internazionale.
Con il suo prezioso violino Sasserno del 1717 realizzato da Antonio Stradivari, la Pogostkina sarà al fianco di alcuni dei tutor e docenti della MACH Orchestra  provenienti da importanti orchestre: Alejandro Carreno (violino) e Aimon Mata (violoncello) dalla Simon Bolivar Symphony Orchestra, Francesco Senese e Giacomo Tesini (violini) dall’Orchestra Mozart, Chaim Steller anch’egli dall’Orchestra Mozart e dalla Gewandhaus di Lipsia, Simone Briatore (viola) dall’Orchestra nazionale di Santa Cecilia e Patrizio Serino (violoncello) dall’Orchestra del Maggio musicale fiorentino.
Domenica 14 luglio ci si sposterà all’Auditorium Sant’Antonio di Morbegno (ore 21) con il MACH ensemble, formazione ulteriormente allargata rispetto a quella ascoltata nell’Ottetto di Enescu, diretta per l’occasione da Massimiliano Tisano.
Un concerto che affiancherà ritmi e melodie di diversa provenienza e dove non mancheranno alcune rarità.
Il programma si aprirà con La création du monde di Milhaud, una delle partiture più vivaci e originali negli anni Venti per la quale il compositore francese attinge dai ritmi e dalle melodie jazz conosciute nel suo viaggio in America.
Pablo Ferrandez
Un omaggio alle tradizioni popolari sono anche Folksongs di Berio celebre partitura del ’64 scritta per la voce di Cathy Berberian (qui interpretate da Alda Caiello, una delle maggiori interpreti nel panorama europeo per la musica del Novecento e dei giorni nostri): una ricomposizione ritmica e armonica di undici canti popolari di varia origine, dagli Stati Uniti all’Armenia, dalla Sicilia alla Provenza.
Chiuderà il concerto una vera rarità, il Divertissement pour une fête de nuit del musicista venezuelano Reynaldo Hahn.
L’ultimo concerto, che si terrà sotto l’Alto patrocinio del Parlamento europeo, sarà nella Basilica San Nicolò a Lecco sabato 20 luglio (ore 21) con l’appuntamento che chiude il workshop della MACH Orchestra.
L’anno scorso il debutto assoluto della MACH, diretta da Diego Matheuz, fu per l’inaugurazione del Festival. Quest’anno, sempre diretta dal direttore venezuelano, ne suggellerà il finale nel segno di Beethoven, con quell’energia vitale e quel sentimento di gioia che pervade il capolavoro della Settima Sinfonia opera 92, e un altro celebre pezzo, il Concerto per violoncello e orchestra op. 104 di Dvořák, solista Pablo Ferrández, violoncellista, classe 1991, talento rivelazione degli ultimi anni e già ospite dei palcoscenici più importanti nel panorama musicale internazionale.
I Caffè del Festival
Ad arricchire ulteriormente il programma dei concerti, la serie di caffè musicali lungo il lago, momenti di musica e aggregazione in alcuni bar, caffè e enoteche di Colico (Enoteca Porvovino, L’Ontano, Seven Beach Bar).
Si tratta di incontri spesso con programmi a sorpresa, originali rielaborazioni musicali e rare esecuzioni (in programma anche musica di Nino Rota, Milhaud, Hahn), occasione per avvicinare il pubblico in maniera più informale alla musica e conoscere più da vicino gli artisti del Festival, tra i quali piace segnalare il pianista Andrea Rebaudengo e il sassofonista Roberto Armocida, graditi ritorni per questa nuova edizione del Festival.
Biglietti: 20 euro a concerto (posto unico), ridotto 15 euro.

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