martedì 1 ottobre 2019

“Mamma Morena, sei stata una leonessa. Ma ora continua a parlarci e a rimproverarci”

Commozione e folla ai funerali della mandellese morta alla soglia dei 41 anni. La lettera dei figli e l’addio dei coetanei del ‘78
di Claudio Bottagisi
Dal canto introduttivo - “Camminerò sulla tua strada, Signore, dammi la mano, voglio restare per sempre insieme a te” - a quello finale, l’Ave Maria, nella chiesa del Sacro Cuore tutto oggi parla (e racconta) di Morena Zucchi. Dalle preghiere alle invocazioni, dalle letture alle riflessioni del sacerdote, fino appunto ai canti, tutto oggi è per lei. “Sì, perché Morena ci ha dato appuntamento qui - dice don Andrea Mombelli, vicario della comunità pastorale di Mandello - per mettere lei stessa e mettere anche noi nelle mani del Dio della vita”.
Dopo la prima lettura i ragazzi intonano Su ali d’aquila, un altro canto che oggi diventa struggente: E ti rialzerà, ti solleverà, su ali d’aquila ti reggerà, sulla brezza dell’alba ti farà brillar come il sole, così nelle sue mani vivrai.
Poi l’omelìa. “Salutare qualcuno non è mai facile - premette don Andrea - perché affiorano ricordi e momenti di vita percorsi insieme”. E’ diretto, il sacerdote. “E’ un addio sofferto - ammette - perché la morte lascia ferite profonde anche se siamo credenti e perché umanamente è sempre ingiusto perdere chi si ama”.
Davanti a lui c’è la bara con le spoglie della mandellese morta alla soglia dei 41 anni dopo una sfida alla malattia durata più di quattro anni. “Tu, Morena - le dice - hai una vita, una dignità e un’umanità che neppure la morte può cancellare. Tu, con quel sorriso, ci inviti a riflettere sul perché della vita e ci induci a chiedere: io per chi sto vivendo? E a porci un altro interrogativo: ma io sono felice?”.
“Certo, oggi questa domanda sembra fuori luogo - aggiunge - ma è proprio attorno a questo interrogativo che noi costruiamo il senso della nostra vita. E’ sempre l’amore a dover prevalere e l’amore è troppo grande per rinchiuderlo dentro un sepolcro”.
Quindi una serie di atteggiamenti collegati al Vangelo delle beatitudini. Uno, su tutti: beato sei tu quando sai guardare oltre l’ostacolo, oltre la croce, oltre la malattia, oltre la morte.
“E allora - osserva don Andrea rivolgendosi al Signore - non posso che dirti grazie perché so che la felicità esiste anche per me. E che la beatitudine non è per gli eroi ma per le persone  umili”.
Dopo di lui è don Ambrogio Balatti, residente a Luzzeno proprio come Morena e la sua famiglia, a ricordare la giovane mandellese. “L’inverno scorso - dice - mi chiese di portarle la Comunione. Io mi meravigliavo della sua serenità, ma lei mi disse: Non sono arrabbiata, so che è arrivata la mia ora e ho preparato i miei figli e tutti i miei familiari. Poi aggiunse: Ho ricevuto tanto e so che vado incontro al Signore e ai miei angeli”.
“Morena è morta il 29 settembre - aggiunge don Ambrogio - ricorrenza dei santi arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele. E oggi lei, che la sua pur breve esistenza l’ha vissuta intensamente, ci direbbe: non piangete, amate la vita e abbiate fede”.
Dopo la Comunione, una coetanea di Morena legge lo scritto delle amiche e degli amici del 1978. Ricorda la loro festa soltanto di pochi giorni fa. “Tu c’eri - dice - e hai voluto stupirci con la tua grinta, nonostante fosse evidente che il tuo corpo ti stava abbandonando ma non il tuo spirito, non la tua immensa forza”.
“Hai voluto che ti salutassimo tutti con grande gioia - aggiunge - quella con cui hai vissuto e irradiato la vita di tutte le persone che ti sono passate al fianco”.
Infine il saluto: “Ci siamo tutti anche oggi, per prometterti che resteremo uniti e che ti ricorderemo in ogni occasione”.
E’ assordante, il silenzio della chiesa, quando salgono all’altare e si avvicinano al microfono i due figli di Morena. Con loro il padre, Riccardo. E’ lui, a nome loro, a leggere la lettera scritta alla mamma da Cristiano e Giulia: “Questo non è un addio ma un modo per dirti grazie. Oggi siamo un po’ tristi, ma siamo felici perché ti abbiamo visto soffrire troppo… Sei stata una leonessa, la nostra Wonder Woman, e hai lottato in modo sovrumano. Sappiamo che l’hai fatto perché amavi la vita ma soprattutto per noi, i tuoi amatissimi figli. E allora continua a parlarci e, quando ce n’è bisogno, a rimproverarci. E spiega un po’ a papà come deve fare…”.
E infine: "Adesso riposa ma non troppo, mi raccomando, perché per un bel po’ avremo ancora bisogno di te".
Fuori dalla parrocchiale gli altoparlanti diffondono le note del brano di Renato Zero Il cielo. Più che un canto, oggi una preghiera. Era stata Morena a volerlo, per salutare chi le ha voluto bene. E nello stesso momento in cielo salgono tanti palloncini colorati. Sì, volano incontro al cielo, con Morena.

2 commenti:

  1. Dio ti sta' vicino Morena sei splendida unica una mamma meravigliosa riposa in pace. Mi ricordero sempre della tua grande semplicità

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    1. Grazie Morena oggi ho inparato una lezione di vita che mi a toccato il cuore Cleto

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