giovedì 6 giugno 2019

Al mandellese Nino Lozza l’attestato di “maestro d’opera e d’esperienza”

Il riconoscimento gli è stato attribuito dall'Anap - Confartigianato
Antonio "Nino" Lozza, classe 1925.
(C.Bott.) Un attestato oltremodo meritato. Ad attribuirglielo è stato il Consiglio maestri d’opera e d’esperienza di Anap - Confartigianato, che in tal modo ha inteso riconoscere l’impegno da lui portato avanti per svariati decenni “con perizia, passione, impegno e correttezza professionale”.
Un impegno profuso con serietà nel settore artigianale, fino a farlo diventare un riferimento per le nuove generazioni.
Lui è Antonio “Nino” Lozza, mandellese, classe 1925 (compirà 94 anni il prossimo 8 agosto) e il riconoscimento ricevuto dall’associazione nazionale che rappresenta e tutela gli interessi degli anziani e dei pensionati di Confartigianato e all’interno della quale ha ricoperto anche cariche di responsabilità premia coloro i quali, come appunto Lozza, diffondono con il loro talento l’affermazione del made in Italy.
Nino Lozza è vicino da sempre al mondo dell’artigianato, ma il suo nome si lega come noto a filo doppio anche al Cai e al cammino del sodalizio alpinistico mandellese fondato nel 1924.
“Dalla ricostruzione del rifugio Elisa all’impegno per far conoscere a tutti le nostre montagne - si legge sull’Antologia alpinistica mandellese data alle stampe nel 1974 in occasione del cinquantesimo di fondazione del Cai Grigne - dall’esecuzione della segnaletica su tutti i sentieri delle Grigne a propugnatore della scuola di alpinismo “Gino Carugati” e dello Sci Cai Mandello. Nino Lozza è l’anima dell’azione sezionale. Ha fondato la prima scuola di comportamento in montagna in Italia per giovani dai 6 ai 12 anni ed è presente da sempre nella squadra di Soccorso alpino. Ricercatore e collezionista di minerali, è assertore intransigente del rispetto dovuto alla natura”.
Già, il Soccorso alpino. Lozza ha avuto un ruolo importante nella storia della squadra costituita nel 1956 e della quale fu inizialmente vicecapogruppo. Fu proprio lui, sul finire degli anni Settanta, a ritirare il premio di bontà “Viettone” assegnato alla squadra di soccorso per l’attività svolta.
E' il giugno 1977. Lozza viene premiato da Riccardo Cassin ai Piani Resinelli per la Secim.
Ma il suo percorso di vita l’ha visto attivamente impegnato su più fronti, non soltanto all’interno del Cai, di cui fu presidente dal 1974 al 1978. Grande appassionato di fotografia, è noto il suo legame con il territorio, il lago e naturalmente la montagna.
Naturalmente il Cai occupa un posto prioritario nei ricordi di Lozza. Ci sono, in particolare, una data e un evento impressi nella sua memoria. E’ il maggio 1963 e quell’anno il Club Alpino Italiano celebrava il centenario di fondazione.
Per l’occasione la sezione Grigne organizzò un viaggio a Roma che prevedeva un’udienza in Vaticano da Papa Giovanni XXIII ottenuta grazie all’interessamento di don Luigi Bianchi, socio e cappellano del sodalizio, scomparso nel 2015.
A quella trasferta parteciparono 130 mandellesi. “Quella - ricorda Lozza - fu l’ultima udienza concessa dal pontefice, da tempo malato. Al Santo Padre donammo una piccozza argentata con incisa la scritta “Cai Mandello”. Il Papa la apprezzò e attualmente quella piccozza è custodita presso il museo allestito a Sotto il Monte, nella casa natale di Papa Giovanni”.

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