mercoledì 25 dicembre 2019

Cascina don Guanella, canti e riflessioni nella notte di Natale dentro un presepe vivente

La lettera apostolica di papa Francesco e le sollecitazioni di don Agostino Frasson: “Smettiamo di cercare Dio tra le stelle, cerchiamolo invece in una stalla”
di Claudio Bottagisi
Vivere la notte di Natale dentro una stalla. Vivere la natività di Gesù il più vicino possibile all’esperienza vissuta da Maria e Giuseppe, riflettendo e meditando sull’Admirabile signum, il mirabile segno, la lettera apostolica scritta da papa Francesco sul significato e il valore del presepe.
Vivere la notte di Natale nella stalla di una cascina, quella di Casa don Guanella a Valmadrera, dove un importante progetto di agricoltura sociale sta accompagnando tanti ragazzi verso la formazione della loro identità, aiutandoli a ritrovare la speranza prendendosi cura dell’ambiente attraverso un costante avvicinamento al mondo agricolo e produttivo e apprendendo utili professionalità fino a introdursi gradualmente nel mondo del lavoro.
Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano e capace di suscitare sempre stupore e meraviglia, ha così accompagnato la veglia di preghiera e la messa della notte di Natale a cascina don Guanella.
Guidati da don Agostino Frasson e accogliendo idealmente l’invito ad “andare alla grotta” per poi condividere gioia e speranza con chi le ha perdute, in tanti si sono ritrovati per una notte di silenzio e preghiera, di riflessione e condivisione.
“Pensare al Natale significa pensare alla fantasia immensa di Dio - ha detto don Agostino all’omelìa - perché tutti vogliono rimanere nella storia per qualcosa di importante, spesso dimenticando che invece il Signore è partito dal punto più basso, appunto nascendo dentro una stalla e facendosi povero e umile”. E allora “smettiamo di cercare Dio tra le stelle ma cerchiamolo in una stalla, proprio come questa in cui stiamo celebrando la notte santa. E dove Lui ci aspetta, perché mentre contempliamo la scena del Natale siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ognuno di noi”.
Poi altre riflessioni sul presepe, “esercizio di fantasia creativa - per dirla con le parole del pontefice - che impiega i materiali più disparati per dar vita a piccoli capolavori di bellezza”. Perché a fare il presepe si impara da bambini, “quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare”.
“Perché il presepe suscita tanto stupore e ci commuove? - si legge sempre nella lettera apostolica di papa Francesco ascoltata e meditata a cascina don Guanella - Anzitutto perché manifesta la tenerezza di Dio. Lui, creatore dell’universo, si abbassa alla nostra piccolezza. In Gesù, il Padre ci ha dato un fratello che viene a cercarci quando siamo disorientati e perdiamo la direzione, un amico fedele che ci sta sempre vicino”.
E ancora, più avanti: “Quanta emozione dovrebbe accompagnarci mentre collochiamo nel presepe le montagne, i ruscelli, le pecore e i pastori. In questo modo ricordiamo, come avevano preannunciato i profeti, che tutto il creato partecipa alla festa per la venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore”.
“Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”, si legge nel Vangelo di Luca. Così dicono i pastori dopo l’annuncio dell’angelo e così hanno fatto coloro i quali hanno vissuto la notte di Natale nella cascina del “Don Guanella” tra mucche, capre, asinelli e conigli. La notte di Natale in una stalla, per una volta protagonisti di un presepe vivente.

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