sabato 16 novembre 2019

Abbadia onora il 23 novembre don Carlo Gnocchi, “papà dei mutilatini”

Nel decennale della beatificazione del cappellano militare degli alpini nella seconda guerra mondiale una messa e un incontro sull’impresa della “Freccia rossa” di 70 anni fa
(C.Bott.) Nel decennale della beatificazione di don Carlo Gnocchi, avvenuta appunto nel 2009 ad opera del cardinale arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, il Comune di Abbadia Lariana e la parrocchia di San Lorenzo onoreranno sabato 23 novembre il presbitero, educatore e scrittore, cappellano militare degli alpini nel secondo conflitto mondiale a seguito del quale si adoperò per alleviare le piaghe della sofferenza e della miseria create dalla guerra.
Quello di Abbadia con don Carlo Gnocchi è del resto un legame profondo. Al “papà dei mutilatini” è innanzitutto dedicata la sala civica comunale, in via Nazionale. E nel 2012 era giunta proprio ad Abbadia la teca con la reliquia del beato, originario di San Colombano al Lambro. A consegnarla ufficialmente all’allora parroco don Vittorio Bianchi, e idealmente all’intera comunità locale, erano stati Arturo Gazzini e Pietro Pratelli, due cittadini di Abbadia che conobbero don Gnocchi e che negli anni della guerra ne sperimentarono lo spirito caritatevole.
Quando appunto don Gnocchi, che prese parte alla battaglia di Nikolajewka e in seguito aiutò ebrei e prigionieri alleati a riparare in Svizzera, fu proclamato beato, Gazzini e Pratelli non mancarono di partecipare alla cerimonia svoltasi nel Duomo di Milano.
“Ricordo don Carlo, giovane cappellano al fronte - raccontò in quell’occasione Arturo Gazzini, classe 1919, morto nel gennaio 2013 - Lui ci rincuorava, restava con noi, ci parlava e ci infondeva speranza. Raccoglieva gli oggetti dei soldati morti per consegnarli, alla fine della guerra, alle loro famiglie”.
Gazzini aveva anche una grande passione per la pittura, oltre che per la numismatica, e in quella stessa occasione aveva dipinto un quadro dedicato proprio al beato don Gnocchi, donato alla Parrocchia di San Lorenzo.
Nel novembre 2014, poi, in Duomo a Milano era stato ricordato il quinto anniversario della beatificazione di don Gnocchi e Abbadia c’era anche a quella celebrazione eucaristica, con un gruppo di cittadini guidato dal sindaco Cristina Bartesaghi, con il già citato Pietro Pratelli e con don Vittorio, invitato dalla “Fondazione don Gnocchi” proprio per il fatto che Abbadia possiede un frammento osseo del beato.
Don Carlo Gnocchi
“E’ stato un toccare con mano ulteriormente questo santo, vero eroe della carità - era stato il commento del parroco, oggi a Visgnola di Bellagio - e ho avvertito il bisogno di migliorare. In fondo è bello questo desiderio di emulazione. E’ la storia vera di noi discepoli del Signore. Don Gnocchi amava la sua “baracca”, come lui stesso chiamava tutti coloro i quali entravano in qualche modo in rapporto con lui”. “E’ stata una cerimonia particolarmente commovente - aveva affermato dal canto suo Cristina Bartesaghi - per la presenza di molti amici di don Gnocchi, dagli ex mutilatini agli alpini, fino agli operatori dei centri e a numerose famiglie”.
Il programma del 23 novembre prevede alle 18 la celebrazione della messa in chiesa parrocchiale, presente don Maurizio Rivolta, rettore del Santuario della Fondazione “don Carlo Gnocchi” di Milano.
Alle 20.30, in sala civica, “8.000 chilometri per don Gnocchi”, rievocazione dell’impresa della “Freccia rossa”. Parteciperanno Enrico Gussoni e Federica Frattini, quest’ultima coautore e curatrice del volume La Freccia rossa - 1949, diario di una impresa scout attraverso l’Europa. Con loro anche Cesare Fabozzi e Achille Fossati, protagonisti dell’impresa di 70 anni fa.
“Freccia rossa” sta a indicare il raid motociclistico Milano-Oslo organizzato nell’estate 1949 da don Carlo in collaborazione con gli scout milanesi guidati da don Andrea Ghetti.
L’impresa passò alla storia con l’appellativo di “Freccia rossa” per via del colore dei venticinque “Guzzini 65” che partirono verso la Scandinavia allo scopo di gettare il primo tracciato di una via d’amore lunga 1.800 chilometri per congiungere i popoli nella pace, in nome del dolore delle innocenti vittime della guerra appena conclusa.
“Sulle ali della “Freccia rossa” - ebbe a scrivere in proposito don Carlo - la voce dei piccoli mutilati di guerra invita l’Europa all’amore e alla pace”.
Quell'avventura motociclistica nacque anzitutto dalla figura poliedrica, dal cuore generoso e dalla vasta cerchia di amicizie di don Ghetti, detto “Baden”, il quale arrivò a coinvolgere in questa impresa a favore dell’Opera di don Gnocchi numerosi scout e gruppi lombardi. Poi il cardinale Ildefonso Schuster, la Moto Guzzi e numerosi altri sponsor in campo industriale.
Il viaggio fu preceduto da varie cerimonie di presentazione, con presenze autorevoli, tra le quali l’allora presidente del consiglio Alcide De Gasperi.
La mattina del 17 luglio 1949 la colonna dei “guzzini” prese il via dal Castello Sforzesco, con la benedizione del cardinale e la consegna di un messaggio per il vescovo di Oslo. Il sindaco di Milano, Antonio Greppi, affidò una targa e il guidone della città da presentare al sindaco della capitale francese.
Il percorso di andata ebbe luogo dal 17 al 31 luglio attraversando la Svizzera, la Germania Occidentale, la Francia, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, la Danimarca, la Svezia per poi giungere in Norvegia. Ovunque l’accoglienza per il raid fu entusiastica e i partecipanti poterono diffondere durante le varie tappe il messaggio affidato loro da don Carlo Gnocchi e diretto a tutti gli uomini di buona volontà.
A Parigi la “Freccia rossa” fu ricevuta dal sindaco e sfilò sugli Champs-Elysées scortata dalla polizia e tra gli applausi della folla. A Bruxelles ci fu l’ospitalità delle organizzazioni belghe per la protezione e l’assistenza all’infanzia mutilata, mentre a Brema, città devastata dalla guerra, i protagonisti del raid trovarono da parte dei ragazzi tedeschi un’accoglienza fraterna, indimenticabile.
Giunti in Norvegia, vennero accolti con ricevimenti, a cui si aggiunsero gli elogi del principe ereditario, del sindaco di Oslo e del governo per l’opera umanitaria di don Gnocchi.
Il viaggio di ritorno a Milano avvenne dal 14 al 28 agosto. Al termine vennero percorsi 8.504 chilometri.

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