mercoledì 20 novembre 2019

Abbadia e don Carlo Gnocchi. Pratelli: “Intelligenza e operosità uniche"

Pietro Pratelli, a destra, in una foto che lo ritrae con Arturo Gazzini, morto nel 2013, lui pure di Abbadia Lariana, che a sua volta conobbe don Carlo Gnocchi.
(C.Bott.) “Don Carlo Gnocchi è stato un prete straordinario, che fece l’esperienza di Dio attraverso la concreta vita dell’uomo. Dopo un’esperienza tra i giovani della parrocchia di San Pietro in Sala, fu nominato direttore spirituale all’Istituto Gonzaga di Milano. Nel 1941 partì come cappellano militare per il fronte greco e nel ’42 partecipò alla campagna di Russia. Nel gennaio del ’43 visse la tragica ritirata degli alpini della Tridentina. Fu tra i pochi sopravvissuti e quell’esperienza avrebbe mutato il corso della sua vita”.
Così Pietro Pratelli di Abbadia Lariana parla di don Carlo Gnocchi, il presbitero ed educatore che sabato prossimo, nel decennale della sua beatificazione, verrà ricordato e onorato dapprima nella messa delle ore 18 in parrocchiale e successivamente in un incontro in sala civica, dove con inizio alle 20.30 sarà rievocata l’impresa della “Freccia rossa”, ossia del raid motociclistico Milano-Oslo che esattamente 70 anni fa vide 25 “Guzzini 65” partire alla volta della Scandinavia per portare idealmente la voce dei piccoli mutilati di guerra e invitare l’Europa alla pace e all’amore.
Pratelli sperimentò, negli anni del secondo conflitto mondiale, lo spirito caritatevole e l’altruismo di don Gnocchi. “Appena tornato in Italia dalla Russa - osserva - partecipò alla lotta di Resistenza e iniziò a dare corpo al suo sogno: darsi totalmente a un’opera di carità. Dapprima fu direttore dell’Istituto grandi invalidi di Arosio, nel Comasco, poi fondò la Federazione “pro infanzia mutilata” e nel ’52 diede avvio alla “Fondazione pro juventute”, l’attuale “Fondazione don Carlo Gnocchi”, un capolavoro di intelligenza, operosità e amore”.
Vi è anche, nella sentita testimonianza di Pratelli, ex allievo ed ex mutilatino “Pro infanzia mutilata”, il ricordo della dipartita di don Gnocchi. “Morì a soli 54 anni - dice - e donò le cornee a due ragazzini ciechi, inaugurando in Italia l’epoca dei trapianti. I suoi grandiosi funerali, celebrati in Duomo nel 1956 dall’allora arcivescovo di Milano cardinale Montini, lo consacrarono per sempre “padre dei mutilatini” e precursore della moderna riabilitazione, non soltanto nel nostro Paese”.
La “Fondazione don Carlo Gnocchi” è riconosciuta istituto di ricerca e cura a carattere scientifico. Oggi conta 5.600 operatori, con oltre 3.700 posti letto tra degenza piena e day hospital.
L’attività svolta si articola in ambito sanitario riabilitativo, socio-assistenziale e socio-educativo, con grande impegno anche nella formazione oltre che nella ricerca scientifica. Le prestazioni sono erogate in 28 centri, distribuiti in nove regioni.
Dal 2001 la Fondazione è riconosciuta “organizzazione non governativa” e promuove progetti di solidarietà internazionale nei Paesi in via di sviluppo.

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