martedì 12 novembre 2019

Associazione Scanagatta. Fascino e misteri della Dancalia sabato 16 a Varenna


Incontro di indubbio interesse, sabato prossimo 16 novembre a Varenna, per iniziativa dell’Associazione culturale “Luigi Scanagatta”. “Ethiopia. Viaggio nella terra infuocata della Dancalia, cuore pulsante del nostro pianeta” il tema della serata. L’appuntamento è nella sede del sodalizio, in via dell’Arco, con inizio alle ore 21 (ingresso libero).
Protagonista della serata sarà geologo Aldo Bariffi, che in due occasioni ha avuto modo di recarsi in questa particolare regione: la prima volta al seguito di una spedizione scientifica internazionale nel 2003, mentre la seconda esperienza è stata effettuata nel 2009 con mezzi minimali e all’insegna dell’avventura.
La Dancalia è un territorio compreso tra la fascia costiera eritrea e i contrafforti dell’altopiano etiopico e si allunga da Massawa a Djibuti, con una larghezza media di 150 chilometri. Si tratta di un deserto spietato ed esaltante. Una delle terre più aspre e inospitali della terra.
Le temperature medie annue raggiungono valori superiori ai 35-40° e negli anni Sessanta sono state registrate le temperature più alte del pianeta con 62° a Dallol, naturalmente… all’ombra (si fa per dire, visto che in Dancalia è impossibile trovarne).
La Dancalia è anche il sogno di ogni geologo. La Rift Valley penetra, attraverso le coste dell’Eritrea e di Gibuti, in Africa e si incrocia con la fossa che risale da Aden e riparte verso il Kenya e il Mozambico. La regione è nota come il triangolo dell’Afar, lo snodo di una ferita immensa della crosta terrestre destinata a non rimarginarsi mai. Anzi, fra 30-50 milioni di anni l’intero Corno d’Africa sarà andato in frantumi e la piattaforma somala non sarà più agganciata al continente, ma navigherà, al pari del Madagascar, in mezzo all’Oceano indiano.
Il deserto dancalo è una terra in perenne e rapida mutazione e se ne avvertono le trasformazioni e le tensioni nell’arco delle ore e dei giorni, dalla catena vulcanica dell’Erta Ale con il suo lago di lava, alle allucinanti visioni multicolori della Piana del sale. Qui siamo nelle più profonde depressioni terrestri (fino a meno 160 metri) e ciò che vediamo è la terra superstite dello sprofondamento del mar Rosso.
Circa un milione di anni fa il mare penetrò con forza nelle fratture dell’altopiano ma, alle sue spalle, violente eruzioni sigillarono i varchi in cui il Mar Rosso si era incuneato. L’acqua evaporò e rimase solo una vastissima distesa di sale con spessori di oltre 3000 metri, il che equivale a dire 3 cm di sale all’anno per 100.000 anni.
La Piana del Sale è il cuore dell’inferno dancalo, annunciato dalle maestose colonne di Dallol, al termine degli intransitabili cammini che scendono da Makallè e dalle highlands etiopiche. Qui esplodono continue manifestazioni eruttive e la concentrazione dei sali è talmente elevata che anche la poca umidità dell’aria cristallizza sotto forma di brine di sale.

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