giovedì 28 novembre 2019

Mandello. Il restauro dell’organo della Madonna del fiume, altri passi avanti

Il santuario della Beata Vergine del fiume a Mandello.
Il decreto Cei del 9 ottobre di quest’anno ha riconosciuto un importante contributo economico per i lavori di restauro e valorizzazione dell’organo del Santuario della Beata Vergine del fiume.
“Soltanto due anni fa tutto ciò sembrava essere il sogno irrealizzabile di qualche visionario - afferma Alessandro Milesi, musicista mandellese responsabile del progetto - e invece oggi siamo in grado di ipotizzare il termine dei lavori entro il 2020”.
“E’ allora difficile trattenere l’entusiasmo - aggiunge - e così ringraziamo tutte le persone che hanno creduto in questa “follia” e ci hanno sostenuto concretamente. Grazie a tutti coloro i quali vorranno continuare e sostenerci in futuro perché, nonostante si veda… la luce, affinché questo gioiello possa davvero diventare un patrimonio di tutti c’è ancora molto lavoro da fare.
Piace allora riportare uno stralcio della relazione stilata in occasione del bando Cei di cui si è fatto cenno in apertura. “Indubbio è il valore storico dell’organo della chiesa di Madonna del fiume di Mandello - vi si leggeva - Si tratta di un organo di scuola Carlo Prati, organaro attivo tra Como e il Trentino, le cui peculiarità sono una sintesi singolare delle caratteristiche tipiche della scuola lombarda del XVII secolo con quelle della scuola tipicamente tedesca. A suo tempo l’acquisto e l’utilizzo intensissimo di questo gioiello era strettamente legato alla forte esigenza di accompagnare i riti del neonato santuario dedicato alla Beata Vergine del fiume. La particolare facilità di lettura di tutto lo strumento, seppur smembrato ma non pesantemente modificato, è stata resa possibile dalla presenza di tutte le parti fondamentali come i somieri, la meccanica, i mantici e le canne”.
“Queste condizioni particolarmente favorevoli - si sottolineava più avanti nella relazione - sono ideali al fine di affrontare un restauro senza particolari dubbi o incertezze riguardo le linee da seguire. Anche le integrazioni da effettuare sono completamente desumibili dalle tracce presenti sul materiale in nostro possesso e riscontrabili in strumenti coevi. L’importanza del materiale secentesco, che manifesta il raffinatissimo gusto musicale di quel periodo, impone un restauro storico-filologico come punto centrale per il recupero integrale dello strumento. Questo progetto completa in maniera significativa il complesso di altissimo valore storico e artistico del santuario”.
E ancora: “Appare altresì di fondamentale importanza il fatto che, una volta portato a termine il restauro dello strumento in questione, insieme con il “Serassi 1761” della chiesa parrocchiale di Crebbio e il “Francesco Carnisi 1853” della parrocchiale di Olcio, si verrebbe a creare un insieme comprendente tre importantissimi strumenti storici originali da utilizzare come veri e propri documenti sonori a testimonianza dei tre secoli più rappresentativi dell’arte organaria lombarda, una scuola che tutto il mondo ci invidia”.

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