mercoledì 4 dicembre 2019

Roberto Pasquin da cuoco ad apicoltore e agricoltore, il coraggio di scegliere

Il mandellese ha lasciato la professione nel 2014 per allevare api e dedicarsi alla coltivazione di ortaggi e frutti di bosco
di Claudio Bottagisi
Si definisce (e lo è a tutti gli effetti) apicoltore, agricoltore e cuoco. Per anni è rimasto tra le quattro pareti di una cucina. Dapprima saltuariamente nei periodi estivi in cui frequentava la Scuola alberghiera di Chiavenna, poi - a partire dal 2005 - è stato chiamato a svolgere la sua professione sul Lago di Como, in  Valle Spluga, a Londra e infine nella suggestiva Val Curone, in Brianza.
Lui è Roberto Pasquin, mandellese, che di quegli anni dice, scherzosamente ma non troppo: “Chiuso al caldo artificiale che mal sopporto, a scuola collezionavo provvedimenti disciplinari in serie perché, costretto in un banco, non riuscivo a rimanervi per più di un’ora senza alzarmi e uscire dall’aula, indipendentemente dal permesso dell’insegnante”.
Per poi aggiungere: “Forse è stata la vista della splendida vallata del Curone, su cui mi affacciavo negli intervalli del mio lavoro, a farmi progressivamente pensare che il mio posto non era “dentro” ma “fuori” e così, dal 2014, complice la passione per il mondo delle api, ho appeso al chiodo (chissà se provvisoriamente o in modo definitivo) il cappello da cuoco per indossare la maschera e la tuta dell’apicoltore e imbracciare vanga e zappa”.
Ha iniziato così, Pasquin, a coltivare ortaggi e piccoli frutti nei terreni che gli erano stati concessi dai suoi ex datori di lavoro dell’agriturismo “La Costa” a La Valletta Brianza, dei quali è ora un fornitore, per proseguire con altri appezzamenti a Bartesate, località del comune di Galbiate, e nelle frazioni alte di Mandello, dove come detto abita e dove è posta la base operativa della sua attività di apicoltore.
Due anni fa una nuova svolta, con la decisione di aprire all’interno di un box un piccolo spaccio al civico 30 di via Partigiani a Mandello (“Apiness” è la denominazione dell’azienda agricola), sulla strada che collega il capoluogo a Somana.
Appese a una parete ci sono le “istruzioni” destinate a chi vuole acquistare uno o più prodotti esposti, modalità di pagamento incluse considerato che si tratta a tutti gli effetti di un self service.
Una scelta coraggiosa, va detto, anche perché le difficoltà non mancano a iniziare dai cambiamenti climatici di cui tanto si parla di questi tempi. Quest’anno, ad esempio, Roberto non ha prodotto neppure un chilo di miele d’acacia perché nei giorni della fioritura il maltempo ha distrutto tutto.
Poi in luglio, come non bastasse, una tromba d’aria ha semidistrutto le piante di lamponi. Insomma, se non fosse animato da una grande passione per questo lavoro probabilmente il giovane mandellese avrebbe già desistito.
Va detto che, oltre al piccolo agrishop allestito in via Partigiani, Roberto vende quanto produce ai mercatini. E i suoi prodotti, davvero apprezzati, sono miele, confetture, composte da abbinare ai formaggi e alle carni, succhi di mirtillo e di lamponi, olio d’oliva (anche quest’anno la raccolta ha lasciato più ancora che a desiderare) e un condimento a base di aceto di mele e lamponi, oltre a frutti di bosco freschi e a vari ortaggi.
Va avanti deciso per la sua nuova strada, Roberto, nella speranza che quella imboccata appunto in questi ultimi anni sia quella definitiva. A lui, del resto, non è mai mancato l’apprezzamento dei commensali per i quali ha lavorato le materie prime. “Adesso - dice - producendo di persona quelle stesse materie prime voglio regalare al maggior numero possibile di acquirenti quelle stesse sensazioni”.
La giusta determinazione, insomma, a Roberto Pasquin non manca. E la speranza è che il tempo possa davvero dargli ragione, come lui auspica e come merita.

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