martedì 23 giugno 2020

“Quel pomeriggio ci intrufolammo nella sua villa. Prati stava pescando e ci concesse un autografo…”

Riccardo Bonacina ricorda un simpatico episodio legato agli anni in cui l’ex calciatore scomparso ieri aveva preso casa a Mandello
Pierino Prati, morto lunedì 22 giugno all'età di 73 anni.
(C.Bott.) “Pochi giorni fa Mario Corso, questa settimana un’altra perdita per il mondo del calcio milanese, Prati. Io, interista sfegatato, ho sempre ammirato “Pierino la peste”, grande giocatore e grande uomo, e posso dire di avere avuto l’onore e la fortuna di incontrarlo e di apprezzare la sua grande umanità…”.
Riccardo Bonacina, mandellese, classe 1959, parla dell’ex attaccante di Milan, Roma e Fiorentina scomparso ieri all’età di 73 anni. C’è infatti un episodio che lega Bonacina all’attaccante che con la maglia della Nazionale conquistò il campionato europeo del ’68 e che con la casacca rossonera vinse tutto quello che c’era da vincere: dal campionato alla Coppa Intercontinentale.
“Ero un ragazzino - ricorda Riccardo - e con due miei amici (uno dei due era Luciano Andreotti, lui pure mandellese, classe 1958, ndr) ci eravamo avventurati dentro la villa che Prati aveva sul lago a Mandello, appena sotto la Statale 36, oggi Provinciale 72, in direzione Olcio. Devo dire che erano altri tempi, eppure la passione ci portava ad avvicinare questi campioni, perché tali lo erano per davvero. Come dimenticare, del resto, i tre gol segnati da Prati in una finale di Coppa dei Campioni vinta dal Milan contro l’Ajax di un Cruijff ancora immaturo?”.
“Bene - racconta sempre il mandellese - un pomeriggio dei primi anni Settanta avevamo saputo che Prati aveva preso quella villa e, come se fosse un’avventura, ci eravamo intrufolati dentro la sua casa. Pierino stava pescando sulla darsena e, invece di allontanarci come forse oggi farebbe qualsiasi popolare campione, non fece altro che accoglierci con grande gentilezza e ci concesse addirittura un autografo, che conservo tuttora”.
“Quello - aggiunge Bonacina - è un ricordo che mi tengo stretto e che è tra i più belli della mia infanzia, sia per il comportamento e l’atteggiamento di Prati sia per l’emozione di averlo visto da vicino… Ero un ragazzino di 12-13 anni e, nonostante la mia fede calcistica fosse dichiaratamente per i colori nerazzurri, quell’episodio non lo potrò mai dimenticare”.
“Ora che anche Pierino Prati ci ha lasciato - conclude - mi resta questo ricordo, con una vena di nostalgia per quei tempi in cui il calcio era assolutamente più umano. E i grandi giocatori erano campioni a tutti gli effetti, sul campo e fuori…”.

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