domenica 29 marzo 2020

Don Giuseppe, da sacerdote a infermiere per assistere i contagiati dal Covid-19

Fratello di suor Giovanna Morstabilini, dirigente scolastico dell’Istituto Santa Giovanna Antida, ha preso servizio all’ospedale di Busto Arsizio
Don Giuseppe Morstabilini, da sacerdote a infermiere all'ospedale di Busto Arsizio.
di Claudio Bottagisi
In aprile, subito dopo Pasqua, avrebbe dovuto partire per lo Zambia e raggiungere in quella terra nel Sud dell’Africa, al confine con il Mozambico e lo Zimbabwe, la diocesi di Monze. A fine ottobre 2019 aveva ricevuto in Duomo il mandato di Fidei donum dall’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, ma il diffondersi dei contagi di Covid-19 l’ha costretto a modificare i suoi piani e a rivedere, almeno fin tanto che si protrarrà l’emergenza, i suoi progetti.
Un colpo di scena imprevedibile e non facile da accettare per lui che l’Africa l’ha da sempre nel cuore. Don Giuseppe Morstabilini, 44 anni, in quel continente ci è stato già quattro volte e tutte e quattro le volte in Camerun. Aveva fin qui vissuto ogni viaggio con gruppi di giovani interessati a conoscere la realtà della missione e di ritorno aveva scritto: “Bastano poche ore per capire che vivere lì significa rincorrere ogni giorno una speranza. E il più delle volte raccogliere una sconfitta”.
“Perché vado in Africa?”, si chiedeva poi il sacerdote. Che a se stesso, forse prima che agli altri, dava questa risposta: “Per vocazione”. Aggiungendo: “Potrei fare tutte le riflessioni che voglio, ma se parto per la missione è perché il buon Dio mi ha chiamato”.
Don Giuseppe, nativo di Cassago Brianza, è l’ultimo di undici fratelli e i suoi genitori sono originari di Gromo, in Alta Val Seriana. Un suo fratello - Mario, 55 anni - è a sua volta sacerdote ad Albizzate, in provincia di Varese, e una sorella è suor Giovanna, dirigente scolastico dell’Istituto Santa Giovanna Antida di Mandello.
Partenza per l’Africa rinviata, si è detto. E allora don Giuseppe, dal 2012 vicario parrocchiale a Novate Milanese, ha deciso che non poteva rimanere ad aspettare che l’emergenza coronavirus divenisse un ricordo. Ha ricordato il suo passato di infermiere che, prima della vocazione e appunto della sua ordinazione sacerdotale datata 2004, l’aveva visto svolgere un periodo di tirocinio in ospedale a Merate, per poi essere assunto presso una struttura ospedaliera di Costa Masnaga.
Ha chiesto all’arcivescovo Delpini di poter tornare a esercitare quella sua professione per affiancare i medici e il personale sanitario messi così a dura prova dalla battaglia contro questo nemico invisibile ma così insidioso.
Il permesso gli è stato accordato e così da qualche giorno il sacerdote è tornato a vestire la divisa di infermiere, a indossare guanti e mascherina e ha preso servizio presso l’ospedale di Busto Arsizio. Una risposta sul campo, la sua, di fronte alla “chiamata alle armi” dei camici bianchi per la creazione di una “task force” contro l’epidemia. E così per don Giuseppe il passo da sacerdote a infermiere è stato incredibilmente breve. Aspettando il giorno della partenza per la “sua” Africa.

8 commenti:

  1. Che vicenda meravigliosa. Mi sono commossa. Il Signore suscita tanto bene nel cuore dei suoi figli,nel cuore di chi lo ama. Grazie

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  2. Affidiamoci a Gesù che piange e soffre con noi.

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  3. L'esempio concreto della Vita donata a chi ti sta accanto e soffre !!!

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    1. Grazie per tutto quello che stai facendo e per quello che farai

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  4. Grazie!!!!!!
    La tua missione è ammirevole

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  5. Ancora un esempio meraviglioso x i nostri ragazzi, caro Don. L'insegnamento più grande che potevi dare a chi ha già conosciuto la tua fede e il tuo Farsi Prossimo. Ci siamo così rammaricati per la tua partenza, ma ora capiamo che il Signore aveva un disegno più grande per te. Grazie. Daniela, Edo e Tommy.

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  6. Che Il Signore Ti protegga.pregheremo per Te!

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  7. I sacrifici per il bene fatto al prossimo il buon Dio li ripaga sempre

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