domenica 29 marzo 2020

Elia Astorino da Hong Kong: “Indispensabile non abbassare la guardia”

Il tenore e maestro d’arte scrive: “Considero questo momento come un’occasione per riflettere, esercitarsi e arricchire la propria conoscenza e ispirazione”
Elia Astorino
(C.Bott.) Lo scorso anno era tornato nella “sua” Abbadia Lariana con un gruppo di allievi della Shatin Tsung Tsin School di Hong Kong, in Italia per una visita didattico-culturale nell’arte, negli usi, nelle tradizioni e nei costumi del nostro Paese. Lui è Elia Astorino, che anni fa ha trasferito la sua residenza proprio a Hong Kong, dove insegna e dove svolge con successo l’attività di tenore e di maestro d’arte.
Nella loro tappa sul Lario i giovanissimi studenti si erano tra l’altro resi protagonisti di un apprezzato workshop che li aveva portati a realizzare un mosaico sotto la guida di Claudio Gobbi, mosaicista, grafico pubblicitario e docente presso l’Accademia di Belle arti “Santa Giulia” di Brescia.
Ad accompagnare i trenta alunni vi erano cinque docenti e tra loro appunto Astorino, che nei giorni in cui l’Europa e l’Italia in particolare sono alle prese con la grave emergenza legata al diffondersi del coronavirus vuole far sentire la sua vicinanza al nostro Paese e alla terra lariana con un poetico messaggio in parte velato di nostalgia ma soprattutto dettato da reminiscenze di racconti familiari e, per sua stessa ammissione, “da una forte empatia nei confronti della situazione in cui purtroppo molte persone si trovano attualmente, soffrendo e pagando in taluni casi con la vita”.
“La situazione qui a Hong Kong fortunatamente è ancora abbastanza sotto controllo - premette il cantante e docente - ma è assolutamente raccomandabile non abbassare la guardia e attenersi alle prescrizioni indicate, certo fuori dall’ordinario, e soprattutto occorre tener duro”. “Considero personalmente questo momento - aggiunge - come un’occasione per riflettere, per esercitarsi e per arricchire la propria conoscenza e ispirazione”.
Quindi il suo significativo messaggio, che di fatto si fa come detto poesia: “Sono nato lì, dove il sole accarezza il mare e la brezza scompiglia i capelli e tumultua il cuore. Si mangiava poco o niente e non bastava mai. La fame di cibo e gioie accomunava i giorni e scandiva le notti. La mamma, l’unica certezza, era tutto ciò che si possedeva oltre ai pidocchi e, tra una sculacciata e un abbraccio, non ho mai scordato il tepore della sua umiltà e non ho mai saputo perdonarmi quella schiena ricurva nei campi, troppo spesso, per poco o niente. Gli stessi campi che hanno forgiato le mie spalle minute e solcato i calcagni al ritmo di mille cicale”.
Astorino lo scorso anno al museo setificio "Monti". Al suo fianco il sindaco di Abbadia, Roberto Azzoni.
“La terra straniera, ghiacciata e cinica - scrive sempre Astorino - mi insegnò quanto amaro possa essere imparare e quanto straniero possa essere un fratello, un amico, un compagno. Poi il ritorno o, meglio, l’inizio: l’amore, il primo ballo tra i fiori d’arancio, il primo fiore a primavera e i primi successi, i sacrifici, le salite e i treni. Poi i fiori dei fiori, l’argentare dei capelli e l’imbrunire dei giorni. Tanti i ricordi, alcuni gialli come i girasoli, altri bui come la pece, molto pochi i rimpianti. E ora qui, nella solitudine meschina e soffocata di questa stanza vuota e in questo grave tramonto, pianto da chi mi ama e negletto da chi ho servito. Vorrei più che mai essere lì, dove il sole accarezza il mare e la brezza scompiglia i capelli e tumultua il cuore”.

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