lunedì 23 marzo 2020

Padre Marazzi da Hong Kong: “Il dono di una donna per l’Italia, due scatole di mascherine”

"E’ una piccola cosa per la tua famiglia - mi ha detto - in segno di ringraziamento per averti lasciato venire a stare con noi a portarci l’annuncio del Vangelo"
Padre Mario Marazzi in una recente foto che lo ritrae al computer.
Convivere con il coronavirus. Da Hong Kong ecco la preziosa testimonianza del missionario mandellese padre Mario Marazzi sull’emergenza Covid-19 e sulla pandemia ormai diffusa a livello mondiale:
“Eravamo un po’ preparati. Nel 2003 la Sars, un’epidemia simile all’attuale, si abbattè su Hong Kong facendo numerose vittime.
Quando sono iniziati i primi casi di coronavirus, qui la gente ha affrontato questa emergenza con serenità e con impegno. Tutti portano la mascherina quando escono di casa e sono attenti alle norme igieniche che vengono raccomandate.
I primi contagi sono avvenuti al ritorno dalla Cina di persone che vi erano andate in occasione del Capodanno lunare.
La diffusione del virus è contenuta, ma ogni tanto ci sono nuovi casi, in particolare per il rientro di persone che erano all’estero.
Come in Italia, nelle chiese non si celebra l’Eucarestia e non vi sono attività religiose. Questo non per imposizione del governo ma per decisione spontanea della Chiesa. I catecumeni non potranno essere battezzati per Pasqua, ma - si spera - per Pentecoste.
I cattolici ci esprimono la loro solidarietà per quanto avviene in Italia e ci domandano se le nostre famiglie sono state toccate dal virus. Non pochi ci offrono mascherine da mandare alle case del Pime e ai nostri conoscenti. Dandomi due scatole di mascherine da inviare in Italia una signora mi ha detto: “E’ una piccola cosa per la tua famiglia, in segno di ringraziamento per averti lasciato venire a stare con noi a portarci l’annuncio del Vangelo”.
Ora esco soltanto per le cose strettamente necessarie. Non tutto il male vien per nuocere. In casa metto a posto un po’ di cose trascurate nel passato, studio, leggo qualche libro, prego (in particolare ricordo i colpiti dal virus e i defunti, così come i medici e il personale paramedico in prima linea negli ospedali) e mi tengo in corrispondenza con amici e conoscenti.
Mi sento vicino a tutti gli italiani per le sofferenze che devono accettare, vicino specialmente a quelli delle zone più colpite dall’emergenza virus.
Da amico, mi permetto raccomandarvi l’osservanza delle norme igieniche che limitano la nostra libertà ma sono per il bene di tutti. Portare la mascherina è importante per difendere noi e gli altri dal virus.
Siamo in Quaresima. Per noi credenti è il tempo di preparazione alla Pasqua, tempo di purificazione. Quest’anno accettare i disagi connessi alla lotta al virus è un esercizio di penitenza salutare.
Auguri! Tutto finirà bene".
Padre Mario Marazzi

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