lunedì 2 marzo 2020

Il vescovo ai fedeli: “Viviamo questa emergenza con realismo ma senza incubi”


Nella messa “a porte chiuse” della prima domenica di Quaresima monsignor Oscar Cantoni dice: “Siamo tutti  invitati a ricorrere a Dio, che anche in questa occasione di grande inquietudine desidera per noi la pienezza della vita”
Il vescovo di Como, monsignor Oscar Cantoni.
(C.Bott.) La diocesi di Como annuncia che restano in vigore le indicazioni diffuse lo scorso 23 febbraio all’indomani dell’emergenza Coronavirus. Dunque in tutte le parrocchie messe senza la partecipazione dei fedeli, oratori chiusi e chiese aperte per la preghiera personale.
E ieri, prima domenica di Quaresima, il vescovo di Como monsignor Oscar Cantoni ha ringraziato tutti i sacerdoti e i fedeli della diocesi “per il senso di responsabilità con cui si sta affrontando questa particolare situazione, che richiede ancora un po’ di pazienza”.
Lo stesso prelato, nella messa celebrata “a porte chiuse” in Duomo, aveva esortato i fedeli a sperimentare la propria casa, più che mai in questo periodo, “quale piccola chiesa domestica, dove Dio abita con i suoi figli”.
“Vi porgo anche - affermava sempre il vescovo - l’abbraccio di tutta la nostra Chiesa, che ha accettato, non senza sofferenza ma con senso di responsabilità, di non radunare le assemblee  eucaristiche domenicali per non contribuire alla diffusione in massa del virus, che potrebbe infettare tutta la popolazione”.
“Non voglio fermarmi alla semplice cronaca di ciò che sta avvenendo - sono sempre parole del presule - ma invitarvi ad andare oltre, ossia a interpretare nella fede la realtà che viviamo, quel clima di paura e di incertezza che si respira ovunque. Vi invito, innanzitutto, a vivere la crisi con un sano realismo ma senza incubi, accettandola non come una semplice perdita (e lo è in tanti settori, a partire dall’economia, ma ancora di più nelle nostre  relazioni interpersonali) ma come una vera, insperata opportunità. Ciò che Dio permette ha sempre un valore pedagogico e a noi è richiesta l’intelligenza spirituale per riconoscerlo, l’umiltà per accettarlo e la forza creativa per attuarlo”.
Parlando sempre dell’emergenza Coronavirus monsignor Cantoni aveva quindi posto un interrogativo: cosa insegna all’umanità questo drammatico evento? “Innanzitutto - era stata la sua risposta - che il Signore ci chiama a guardare in alto, cioè a tornare a lui con fiducia filiale, per riconoscerci per quello che siamo e valiamo. Siamo invitati a ricorrere a Dio, creatore e padre ricco di misericordia, che anche in questa occasione di grande inquietudine desidera per noi la pienezza della vita”.
Poi altre riflessioni: “Siamo figli di Dio, amati e preziosi, ma oggi avvertiamo con maggiore chiarezza di essere creature vulnerabili, tanto deboli e fragili, tentati da facili e allettanti illusioni, veri idoli, come quelli che satana ha promesso a Gesù nel deserto. L’uomo di oggi non può fare a meno di Dio, perché soltanto il Signore è la sorgente della vita. Disinvolti e liberi, ci vediamo talmente onnipotenti da crederci dominatori del mondo, poi basta un virus per sentirci all’improvviso inconsistenti, privi di risorse e ci abbattiamo facilmente, fino a giungere a prendere le distanze dagli altri, come se fossero pericolosi, disposti perfino a rompere le buone relazioni, che sono invece la nostra vera ricchezza, dal momento che l’uomo non è fatto per vivere separato dagli altri ma per la comunione”.

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