lunedì 4 novembre 2019

Varenna e le celebrazioni del IV Novembre. “Più responsabilità contro l’indifferenza”

Alpini di Varenna ancora una volta in prima fila, ieri mattina, per le celebrazioni dell’anniversario della vittoria, in una giornata ricca di momenti commemorativi, simbolici e conviviali, alla presenza delle autorità comunali.
Dopo il rito dell’alzabandiera davanti al municipio, il gruppo ha assistito alla messa celebrata dal parroco, don Carlo Lucini, in ricordo e a suffragio dei caduti di tutte le guerre.
Al termine del rito eucaristico il corteo si è diretto al cimitero, dove al Parco delle rimembranze sono state deposte corone di alloro al cippo commemorativo e sono stati letti i nomi dei caduti di Varenna nelle due guerre mondiali.
Subito dopo il sindaco, Mauro Manzoni, ha pronunciato il discorso commemorativo. “Ogni nostro pensiero e ogni nostro sentimento - ha detto - oggi lo rivolgiamo in particolare ai caduti della nostra Varenna, i quali ci ricordano la tragicità e l’immane catastrofe di ogni guerra. Al di là di ogni retorica bellica, i segni di distruzione e di morte che si lascia dietro ogni conflitto sono una ferita difficilmente rimarginabile per le tante famiglie che hanno pianto un caduto, disperso o perito sui campi di battaglia”.
“Riflettere sull’immane tragicità di ogni guerra - ha aggiunto - ci dovrebbe aiutare a scorgere, in ogni inimicizia, intolleranza e odio che affiorano nella nostra società quegli stessi germi di morte che, in passato, hanno innescato i conflitti e aiutarci, preventivamente, a iniettare nella nostra Italia potenti anticorpi per contrastare questa interminabile spirale di violenza, verbale e fisica, che si fa sempre più preoccupante”.
Manzoni ha proseguito: “La guerra dovrebbe essere per tutti i popoli e le nazioni come un corpo estraneo, profondamente distante da quei valori che dovrebbero edificare e far crescere l’umanità. La pace si alimenta di un esercizio quotidiano di rispetto e cura di se stessi, degli altri e dell’ambiente. La responsabilità di garantire e promuovere la pace è affidata a ciascuno di noi, fin dalle piccole azioni. Certo, ci sentiamo impotenti e atterriti di fronte a conflitti che ci paiono irrisolvibili e ineliminabili. Considerarli però come qualcosa di fisiologico sarebbe un errore gravissimo e perciò compito di ciascuno di noi è adoperarsi per far sì che i conflitti, di ogni forma e genere, non avanzino nelle realtà in cui siamo chiamati a vivere ogni giorno”.
Infine un appello: “Questo monito diventa perciò responsabilità a un impegno costante, attivo, lungimirante, perché i valori racchiusi nella nostra Carta costituzionale possano essere sempre più approfonditi, compresi e attuati per il benessere di ogni singola comunità e di tutto il Paese. La responsabilità è l’esatto contrario dell’indifferenza, di quell’ignavia che lascia scorrere la vita come se non ci appartenesse, come se non ne fossimo i protagonisti. Essere responsabili implica non un rimandare perenne, non un lamentarsi continuo, ma un agire, una scelta. Questo ci testimoniano gli uccisi di tutte le guerre, questo diventa ora un nostro compito solenne perché il loro sacrificio non sia stato vano”.

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