17 marzo 2020

Emergenza coronavirus. Un preside: “Rileggete quel capitolo dei Promessi sposi”

Il dirigente scolastico del Liceo “Volta” di Milano agli alunni: “Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi”
Alessandro Manzoni e il Lago di Como, il “Gran lombardo” e i Promessi sposi nei giorni dell’emergenza coronavirus.
Alessandro Manzoni e l’invito di un preside ai propri alunni, rivolto già a fine febbraio e in queste settimane forzatamente a casa, a rileggere il capitolo 31 del celebre romanzo storico. Il motivo lo spiega lui stesso: “Perché in quel capitolo c’è purtroppo tutto quello che sta accadendo oggi con il coronavirus”.
Il preside in questione è il professor Domenico Squillace, dirigente scolastico del Liceo “Alessandro Volta” di Milano.
Rivolgendosi agli studenti, il preside scrive: “La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia.... Le parole appena citate sono quelle che aprono il capitolo 31 dei Promessi sposi, capitolo che insieme al successivo è interamente dedicato all’epidemia di peste che si abbatté su Milano nel 1630. Si tratta di un testo illuminante e di straordinaria modernità che vi consiglio di leggere con attenzione, specie in questi giorni così confusi”.
Il messaggio del preside così prosegue: “Dentro quelle pagine c’è già tutto, la certezza della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del cosiddetto paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, la razzia dei beni di prima necessità, l’emergenza sanitaria... In quelle pagine vi imbatterete tra l’altro in nomi che sicuramente conoscete frequentando le strade intorno al nostro Liceo che, non dimentichiamolo, sorge al centro di quello che era il lazzaretto di Milano: Ludovico Settala, Alessandro Tadino, Felice Casati per citarne alcuni. Insomma, più che dal romanzo del Manzoni quelle parole sembrano sbucate fuori dalle pagine di un giornale di oggi”.
E ancora: “Cari ragazzi, niente di nuovo sotto il sole mi verrebbe da dire, eppure la scuola chiusa mi impone di parlare. La nostra è una di quelle istituzioni che con i suoi ritmi e i suoi riti segna lo scorrere del tempo e l’ordinato svolgersi del vivere civile. Non a caso la chiusura forzata delle scuole è qualcosa cui le autorità ricorrono in casi rari e veramente eccezionali. Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni. Quello che voglio però dirvi è di mantenere il sangue freddo, di non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, di continuare, con le dovute precauzioni, a fare una vita normale”.
“Non c’è alcun motivo - aggiunge il preside del “Volta” - per prendere d’assalto i supermercati e le farmacie, le mascherine lasciatele a chi è malato, servono solo a loro. La velocità con cui una malattia può spostarsi da un capo all’altro del mondo è figlia del nostro tempo, non esistono muri che le possano fermare, secoli fa si spostavano ugualmente, solo un po’ più lentamente. Uno dei rischi più grandi in vicende del genere, ce lo insegnano Manzoni e forse ancor più Boccaccio, è l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l’imbarbarimento del vivere civile. L’istinto atavico quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile è quello di vederlo ovunque, il pericolo è quello di guardare a ogni nostro simile come a una minaccia, come a un potenziale aggressore”.
E le ultime considerazioni: “Rispetto alle epidemie del XIV e del XVII secolo noi abbiamo dalla nostra parte la medicina moderna, non è poco credetemi, i suoi progressi, le sue certezze. Usiamo il pensiero razionale di cui è figlia per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità. Se non riusciremo a farlo la peste avrà vinto davvero. Vi aspetto presto a scuola”.

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